Couture

Tre ritratti di donne molto diverse sullo sfondo della settimana della moda di Parigi. Maxine (Jolie) è una regista statunitense specializzata in film sui vampiri, ingaggiata per dirigere un videoclip da proiettare durante una sfilata di moda. Angèle (Ella Rumpf) è una truccatrice francese che scrive e sogna di essere pubblicata. Ada (Anyier Anei) è una modella sud-sudanese di 18 anni, appena arrivata dal Kenya, dove i suoi genitori si sono rifugiati dalla guerra. La moda è frivola, effimera, non così distante dalla vita, che è appesa a un filo. A questo adagio si appoggia la regista, sovvertendo la profondità psicologica, abbracciando il glamour ma esplorando temi seri. Couture è discontinuo e il finale non sembra del tutto riuscito, ma è impossibile rimanere impassibili di fronte ai suoi movimenti eleganti, ai volti da cui traspaiono una bellezza e una sensualità straordinarie. Tutto questo senza tra l’altro ignorare i lati oscuri dell’industria dell’alta moda. Jacques Morice, Télérama

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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati