si apre su un senzatetto che vaga per le strade, i parchi e le foreste di Cluj, la più grande città della Transilvania. Questa sequenza iniziale lo segue fino alla sua tana, un seminterrato dostoevskiano che occupa abusivamente, prima che una funzionaria giudiziaria di origine ungherese, due gendarmi incappucciati e un fabbro romeno arrivino per sfrattarlo: una multinazionale di nome Europa K.u.K. ha acquistato l’edificio per trasformarlo in un “hotel-boutique di lusso”. Il barbone si suicida impiccandosi al termosifone. L’ufficiale giudiziaria, un’umanista depressa, ne è devastata. Radu Jude ritrova qui il suo stile ipersegnaletico a metà tra racconto morale e farsa. Entra sempre nel vivo di un problema chiaro: il dilemma della funzionaria, la figura di un despota, i vari volti di un popolo, la durezza, la brutalità a cui qui rispondono le inquadrature di palazzi e gru, le strade deserte. La città è bella e gelida come la Roma di Rossellini, la sua fonte d’ispirazione poiché Kontinental ’25 è, per così dire, _Europa ’51 _tra i bifolchi. Camille Nevers, **
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Nel cinema di Radu Jude c’è una costante: non si sa mai, da un’inquadratura all’altra, cosa ci piomberà addosso. Un breviario zen, una rivoluzione interiore, un’orgia in 3d (de)generata dall’intelligenza artificiale. Giocando sulle parole di un’etimologia stravagante del suo universo, Jude sembra conferirgli un doppio senso: da un lato la carica concreta, “territorializzata”, racconti di storia e geografia, quella del suo paese, la Romania. Dall’altro il senso errante, il significato ironico e politico dell’ebreo sradicato, storia deterritorializzata, pungente, senza fissa dimora. Kontinental ’25 si apre su un senzatetto che vaga per le strade, i parchi e le foreste di Cluj, la più grande città della Transilvania. Questa sequenza iniziale lo segue fino alla sua tana, un seminterrato dostoevskiano che occupa abusivamente, prima che una funzionaria giudiziaria di origine ungherese, due gendarmi incappucciati e un fabbro romeno arrivino per sfrattarlo: una multinazionale di nome Europa K.u.K. ha acquistato l’edificio per trasformarlo in un “hotel-boutique di lusso”. Il barbone si suicida impiccandosi al termosifone. L’ufficiale giudiziaria, un’umanista depressa, ne è devastata. Radu Jude ritrova qui il suo stile ipersegnaletico a metà tra racconto morale e farsa. Entra sempre nel vivo di un problema chiaro: il dilemma della funzionaria, la figura di un despota, i vari volti di un popolo, la durezza, la brutalità a cui qui rispondono le inquadrature di palazzi e gru, le strade deserte. La città è bella e gelida come la Roma di Rossellini, la sua fonte d’ispirazione poiché Kontinental ’25 è, per così dire, Europa ’51 tra i bifolchi. Camille Nevers, Libération

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati