Attraverso la protagonista Ihintza, la scrittrice basca Eztizen Artola racconta la realtà dei minori che hanno uno (o entrambi) i genitori in carcere. Con questo romanzo ci offre un’opera originale che dà voce ai “bambini con lo zainetto”, un tema finora inedito nella narrativa. È un libro che aggiunge prospettive ed esperienze non egemoniche al conflitto basco, sempre definito al singolare (armato, maschilizzato eccetera). Infatti mette al centro le donne che hanno vissuto la politica penitenziaria di isolamento e allontanamento dei prigionieri baschi, dall’esterno del carcere. In questo modo, la scelta dell’autrice s’inserisce nella proposta avanzata negli ultimi anni dal pensiero femminista basco contemporaneo, ovvero la necessità di comprendere il “conflitto basco” come una pluralità di conflitti, piuttosto che come unico. La prigione appare un’istituzione che provoca dolore e persecuzione e costringe una bambina a diventare grande prima del tempo. Nel corso della narrazione vediamo come l’innocenza di una bambina, tra campi estivi, compleanni e feste della Aste Nagusia lascia il posto alla consapevolezza di una ragazza che comincia a interrogarsi sulle cose. Sebbene prevalgano lo stile leggero e la prospettiva infantile, a tratti la protagonista si immerge in riflessioni più profonde, spinta dal bisogno di spiegare la realtà in cui vive.

Irati Majuelo, Berria

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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati