La cronologia dell’acqua
Chiunque conosca l’intrigante e volutamente eccentrica carriera da attrice di Kristen Stewart concorderà che il suo debutto alla regia è perfettamente in linea con il personaggio. Adattato da Stewart dal poetico “anti-memoir” di Lidia Yuknavitch e interpretato da una sensazionale Imogen Poots nei panni di Lidia, La cronologia dell’acqua è un’immersione profonda in temi come l’abuso sessuale ed emotivo, la dipendenza, le relazioni tossiche e gli impulsi autodistruttivi. Non è un film facile da guardare, ma questa celebrazione di una femminilità poco attraente – di corpi che trasudano sangue e dolore – si adatta bene a Stewart, che è sempre stata attratta da donne che rifiutano di conformarsi ai canoni della società. L’infanzia di Lidia è di quelle che lasciano cicatrici, l’abuso sessuale è sottinteso eppure straziante. Le violenze emotive invece sono mostrate in tutta la loro cattiveria. In cerca di vie di fuga, Lidia passa dal nuoto agonistico allo studio universitario dove però sprofonda nell’alcol e nelle droghe. Tutto ciò fa sembrare il film molto più lineare e convenzionale di quanto non sia in realtà. Si tratta di un’opera cinematografica ricca di idee audaci e creative che annuncia le serie ambizioni autoriali di Stewart. La star di Twilight ha scelto con acume i suoi collaboratori, ma il punto di forza è l’interpretazione straordinaria di Imogen Poots che mette in luce un conflitto aperto e interiorizzato, rendendolo immediato e comprensibile. Wendy Ide, The Observer
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati