Shahrbanoo Sadat, che ha scritto, diretto e interpretato No good man, è una presenza calorosa e accogliente in un film che racconta le donne afgane nel 2021, sull’orlo della resa ai taliban con il ritiro delle truppe statunitensi. Naru, praticamente separata dallo spregevole marito, si occupa del figlio e lavora come operatrice in una stazione televisiva di Kabul, un canale “libero” ma dove le donne sono trattate con condiscendenza da stupidi sessisti. Naru riesce a farsi apprezzare professionalmente e, nonostante la diffidenza iniziale, si ritrova in una relazione sentimentale con l’esperto giornalista Quodrat. La loro storia d’amore giunge al culmine quando i precari diritti di Naru vengono minacciati sia dai taliban sia dal marito vendicativo, e Kabul cade nelle mani dei teocratici: una catastrofe politica che colpisce le donne più duramente degli uomini. Un film acuto e incisivo, che racconta aspetti dell’Afghanistan che non vengono trattati dai tg della sera. Peter Bradshaw, The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati