Il libro dei ricordi è in parte narrativa speculativa, in parte romanzo storico, in parte meditazione sulla natura del tempo. Comincia con l’arrivo della giovane Lina e di suo padre in un remoto avamposto chiamato “il Mare”. “La massa d’acqua là fuori, Lina”, le chiede il padre, “che cos’è?”. “Il mar Cinese meridionale”, risponde lei con sicurezza, ma il padre osserva: “Altri potrebbero risponderti diversamente”. Il Mare, “una fermata lungo il cammino verso un posto migliore”, è qualcosa di letterale per Lina, ma è chiaramente anche metaforico e teorico. “Il Mare”, le spiega il padre, “è un filo che si annoda su se stesso. Il Mare è fatto di tempo”. Il libro dei ricordi intreccia la storia di Lina (e, più avanti, quella di suo padre) con resoconti romanzati delle vite del poeta cinese Du Fu e dei filosofi Baruch Spinoza e Hannah Arendt. Sono le parti più lineari e immediatamente coinvolgenti del romanzo di Thien, e le loro trame spesso ricche di suspense forniscono un bello slancio narrativo. Gli altri aspetti, più strani, del romanzo sono invece maggiormente astratti e concettuali; ci spingono verso la filosofia, soprattutto piegando il tempo e lo spazio per riunire questi tre pensatori tanto diversi e complessi e metterli in dialogo tra loro. L’accostamento di queste sezioni discorsive alle storie individuali dei personaggi ci invita a riflettere sulla questione più ampia che sta al centro della filosofia morale: come dovremmo vivere?
Rohan Maitzen, Times Literary Supplement
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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati