Allora arrivederci è ambientato negli anni che precedono la sua pubblicazione originale nel 1971, nella città di Los Angeles, dove la terra trema ma il sole splende comunque. Sebbene le fantasie prodotte da Hollywood per decenni avessero marchiato la coscienza del mondo intero, l’inflessibile sistema degli studios con il rigido e punitivo moralismo adottato negli anni quaranta e cinquanta – tra anticomunismo, “valori familiari” e omofobia – all’epoca stava completando la sua ritirata nel passato. La guerra del Vietnam costrinse molti giovani statunitensi bianchi a vedere la loro autoindulgente idea di una nobile identità nazionale infrangersi contro la ferocia del loro governo nei confronti di popolazioni lontane. Il romanzo cattura questi fenomeni evanescenti ed è animato da una sensibilità acuta verso le aspirazioni difficilmente esprimibili dell’epoca. La narrazione è irradiata dalle proprietà intrinsecamente metaforiche di Los Angeles: dai fantastici ammassi di architetture che si incrostano su paesaggi drammatici tra colline e oceano, alla vegetazione subtropicale intrecciata ai tramonti intensificati dall’inquinamento. Il romanzo non risponde direttamente alla domanda di come si sia passati da quel mondo a quello di oggi ma passato e futuro affiorano continuamente, e Lambert riflette sul viaggio dei suoi personaggi complessi e inquieti, in partenza verso un luogo che dio solo sa dov’è.
Deborah Eisenberg,
The New York Review
of Books

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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati