Nella dissennata concezione dei rapporti internazionali di Donald Trump – che considera la guerra uno strumento di negoziato, le minacce una parte necessaria di qualsiasi dialogo, la storia un aneddoto e la verità solo un’opzione – pochi leader mondiali sono al riparo dalle sue invettive. I ripetuti e ingiustificati attacchi a papa Leone XIV confermano che il presidente statunitense non conosce limiti e non tollera altra autorità al di fuori della sua.
Alla radice del recente scontro ci sono le parole con cui il papa ha ribadito quello che molti avevano già detto: minacciare di “cancellare una civiltà” imponendo ultimatum – come ha fatto Trump con l’Iran – va oltre i confini della spacconata bellica e costituisce un inaccettabile atto di disprezzo verso l’umanità stessa. Trump ha accusato il papa di essere “debole”, e quando Leone XIV gli ha risposto, nel suo accento di Chicago, con un “non ho paura”, il presidente ha cercato di insinuare che ignorasse volutamente i morti provocati dalla dittatura iraniana. A quel punto anche i fedelissimi di Trump si sono lanciati all’attacco, a cominciare dal vicepresidente JD Vance, convertito al cattolicesimo, che si è permesso di dare lezioni di teologia al pontefice, spiegandogli il concetto di “guerra giusta” coniato da sant’Agostino (di cui il papa è uno dei maggiori esperti mondiali).
Trump, però, non aveva previsto le conseguenze di quest’attacco. Diversi capi di stato, politici e cittadini di tutto il mondo, non solo cattolici, si sono schierati con Leone XIV, che ai loro occhi ha fatto qualcosa di perfettamente logico: condannare una minaccia di sterminio. Con i suoi insulti, Trump ha involontariamente rafforzato al livello globale (anche nel mondo islamico) l’autorità morale di un papa che solo un anno fa, quando è stato eletto, era praticamente sconosciuto. In questo modo il presidente degli Stati Uniti ha anche perso alcuni partner europei, come Giorgia Meloni, attaccata per aver difeso Leone XIV. Il suo caso dimostra che Trump non ha alleati, ma solo vassalli.
Il papa ha opposto il buon senso alla retorica fanatica di un presidente che sta arrecando un danno enorme alla già fragile architettura internazionale della pace, oltre che al proprio paese. E obbliga ad affrontare le loro contraddizioni tutti quelli che sostengono di difendere gli ideali cristiani mentre applaudono chi li usa come strumento per perseguire i propri interessi. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati