Tra le esibizioni incredibili del Coachella di quest’anno una in particolare ha rubato la scena: i Nine Inch Nails e Boys Noize sotto la tenda Sahara del festival sono stati titanici. È stata l’evoluzione naturale delle collaborazioni fra Trent Reznor e il dj tedesco per le colonne sonore di Challengers e Tron: Ares. Elettronica spietata, industrial e un erotismo irrequieto hanno trasformato questo gruppo in qualcosa di singolare e distinto, anche considerando i loro cataloghi finora. L’album conserva lo spirito di questa esibizione, mischiando live e studio, affermandosi come un lavoro collaborativo compiuto e affascinante. Vessel è un torrente di digitalismo esplicito e distorto, She’s gone away sembra un rave alla fine dell’universo, mentre Parasite ribolle di rabbia in mezzo al caos elettronico. Reznor ha dichiarato che il progetto è pensato come un’esperienza occasionale. Forse resterà un momento unico nelle carriere dei due musicisti, ma visti i risultati preferisco sperare di no. Nell’album non ci sono semplici remix o rivisitazioni ma uno spirito unico, un bagliore ardente che risplende così intensamente da rendere visibili i panorami della California perfino qui da Londra.
Robin Murray, Clash
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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati