Maggie Stiefvater
C’è qualcosa di affascinante nei romanzi ambientati in comunità chiuse con regole proprie. Anche quando i loro abitanti credono di essere isolati dal mondo esterno, le storie dimostrano il contrario. In Avalon hotel, il romanzo per adulti della scrittrice bestseller di narrativa _young adult _Maggie Stiefvater, la comunità è un albergo nella West Virginia. Intorno c’è una regione mineraria povera, ma l’Avalon è un’isola di lusso, un rifugio per persone “così in alto nella scala sociale da doversi abbassare perché il sole passi sopra la loro testa”. A dirigerlo c’è June Hudson, la manager dell’hotel, dal marcato accento dei monti Appalachi. Prodigio dell’ospitalità, June ha guidato l’Avalon attraverso la grande depressione senza rinunciare al lusso. Ma nel 1942 la guerra mette a dura prova le sue capacità: dopo Pearl Harbor il dipartimento di stato trasferisce negli hotel di lusso i diplomatici dei paesi dell’Asse catturati negli Stati Uniti, in attesa di uno scambio con i prigionieri statunitensi. All’Avalon, June è costretta a ospitare nazisti e giapponesi. Mescolare storia e fantasia è rischioso, ma Stiefvater riesce nell’impresa grazie a una metafora efficace: il “gioco senza colpa del lusso” è una forma d’incantesimo basata sulla capacità di anticipare i bisogni e smussare i conflitti. Il vero fascino del libro è l’Avalon stesso, un mondo ricco di dettagli e misteri.
Margot Harrison, **
**The New York Times
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Questo articolo è uscito sul numero 1657 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati