Domenico Scarlatti ha lasciato poche spiegazioni sulla sua musica. Per questo l’interpretazione delle sue 555 sonate per tastiera continua a dividere gli studiosi e gli esecutori. Mentre alcuni ne sottolineano il tono lirico italiano, altri riconoscono schemi di danza cortigiana propri dello stile galante francese, senza dimenticare l’impronta del folclore spagnolo e portoghese o l’influenza contrappuntistica della musica sacra: Scarlatti trasforma ogni sonata in un affascinante laboratorio di contrasti. Javier Perianes lo esplora nelle quindici sonate di questo album. Si apre con la K 491, che alcuni interpreti hanno messo in relazione con la seguidilla sivigliana e altri con il bolero maiorchino, divisione che troviamo anche tra la bulería e il fandango portoghese della K 492. Si nota anche nella K 238, in cui il pianista spagnolo mostra le influenze di Corelli, del folclore dell’Estremadura e dello stile barocco francese. Il disco è pieno di rivelazioni: Perianes mette in risalto come pochi il caratteristico lirismo scarlattiano senza abbandonarne la patina popolare. Una lettura che spicca anche nelle sonate più conosciute, come la K 380, di cui riesce a esaltare le effusioni liriche senza perderne la solennità cerimoniale.
Pablo L. Rodríguez, Scherzo
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Questo articolo è uscito sul numero 1641 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati