Una giovane donna in un mercatino delle pulci di Atene osserva un’estranea acquistare due cavalli meccanici che danzano quando gli si tira un cordino. Entrambe le donne indossano lo stesso cappotto, un trench verde. Anche la prima desidera ardentemente quei cavalli. Mentre osserva avidamente la transazione è sopraffatta dalla sensazione di guardarsi allo specchio. Da Dostoevskij a La donna che visse due volte di Hitchcock, il doppio è una fissazione ricorrente tanto della letteratura quanto del cinema. Nel caso di Elsa M. Anderson, la donna osservatrice al mercatino di Atene, l’incontro con il suo doppio è la seconda tappa di una favola profondamente freudiana fatta di memorie perdute e identità spezzate. Elsa è una celebre pianista giunta ad Atene in seguito a una catastrofe. Tre settimane prima aveva eseguito il secondo concerto per pianoforte di Rachmaninov al Musikverein di Vienna, aveva perso il filo della musica e abbandonato il palco, un atto imperdonabile. Ora vaga per l’Europa, dando lezioni ai figli di persone abbastanza ricche da poterselo permettere, cercando di affrontare il mistero sulla sua vera identità. L’atmosfera del romanzo, malinconica e fiabesca, è affascinante, così come lo sono le affermazioni aforistiche che Levy sa dispensare così bene: osservazioni pungenti sulle dinamiche di potere contemporanee.
Olivia Laing, The Guardian
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati