Si può capire perché Munir, uno scrittore profondamente depresso, originario di un paese imprecisato del Medio Oriente, abbia scelto le remote isole Hallig, in Germania, come luogo in cui porre fine a tutto. Il dolce paesaggio marino fornisce uno sfondo calmo e suggestivo per gli ultimi giorni sulla Terra, ma non così spettacolare o stimolante da offrire nuove prospettive di vita. Non all’inizio, almeno. Ma nel corso di Yunan, dramma poetico ed esistenziale di Ameer Fakher Eldin presentato in concorso alla Berlinale, Munir scopre gradualmente più cose sul luogo – e, di conseguenza, sulla sua stessa vita – di quanto inizialmente potesse immaginare. Secondo capitolo della trilogia Homeland, questo studio pacato delle connessioni umane interculturali ha una forte carica emotiva ed è animato da uno struggente desiderio di casa, o di appartenenza sentito da chi approda su lidi stranieri. Guy Lodge, Variety

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Questo articolo è uscito sul numero 1624 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati