Dover, Regno Unito (Dan Kitwood, Getty)

“I consulenti del Department for international trade, l’agenzia del governo di Londra che gestisce i negoziati sul commercio estero, stanno suggerendo alle aziende britanniche che esportano nell’Europa continentale di costituire società separate sul territorio dell’Unione europea per aggirare le tasse e le difficoltà burocratiche sorte in seguito alla Brexit”, scrive l’Observer. Molte imprese hanno deciso di aprire una sede nei Paesi Bassi. Questo, continua il settimanale, “vuol dire licenziare diverse persone nel Regno Unito e assumere lavoratori all’estero”. I maggiori costi legati all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, scattata il 1 gennaio 2021, ricadranno sulle esportazioni dei prodotti britannici e sui prezzi delle merci nei negozi del paese. Secondo il Financial Times, infatti, a causa delle tariffe sulle importazioni e dei nuovi passaggi burocratici una bottiglia di vino che finora nei negozi costava 12 sterline potrebbe subire un aumento di almeno 1,5 sterline. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 93. Compra questo numero | Abbonati