Il 6 gennaio le autorità cinesi hanno negato l’ingresso nel paese “per problemi di visto” alla squadra dell’Organizzazione mondiale della sanità incaricata di indagare le origini della pandemia nella città di Wuhan. Pechino, che aveva acconsentito a un’indagine dell’Oms fissata per questo mese, dice che “dev’esserci stato un fraintendimento” e che non c’è nulla su cui speculare. Secondo il direttore dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, che si è detto “molto deluso”, le autorità cinesi “stanno velocizzando le procedure interne per permettere l’ingresso della squadra al più presto”. Intanto l a terza ondata della pandemia sta mettendo alla prova diversi paesi che nei mesi scorsi avevano limitato i contagi. In Cina la provincia dello Hebei è in allarme per 19 nuovi casi positivi e 40 asintomatici. Il 6 gennaio, mentre il governo di Tokyo si preparava a dichiarare lo stato d’emergenza, il Giappone ha registrato per la prima volta cinquemila casi positivi in un giorno e un numero record di morti. In Corea del Sud i contagi sono scesi sotto quota mille ma preoccupa la situazione nelle carceri e negli ospedali psichiatrici, dove le infezioni dilagano, scrive il Korea Herald. Nel frattempo in India l’autorità del farmaco ha approvato un vaccino “per le emergenze” che non ha ancora completato i test clinici, sollevando molte critiche. Il giorno prima di dare il via libera al vaccino, scrive Scroll.in, gli stessi esperti avevano espresso dubbi sulla sua efficacia.

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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 23. Compra questo numero | Abbonati