Per la Cina il 2020 è cominciato malissimo. Quando un virus respiratorio sconosciuto si è diffuso nella città di Wuhan, l’istinto dei vertici del Partito comunista cinese è stato quello di insabbiare tutto. Qualcuno aveva previsto una “Černobyl cinese”, riferendosi alle bugie sull’incidente nucleare del 1986 che probabilmente accelerarono il crollo dell’Unione sovietica. Ma le cose, in Cina, sono andate diversamente.

Dopo i passi falsi iniziali, il governo di Pechino ha rapidamente imposto una quarantena senza precedenti per dimensioni e rigidità. Il blocco sembra aver ottenuto gli effetti sperati: il numero di nuovi casi di covid-19 si è ridotto drasticamente, fino quasi ad azzerarsi, mentre le fabbriche stanno riaprendo e i ricercatori hanno rapidamente avviato le sperimentazioni dei vaccini. Nel frattempo il numero totale di vittime in Cina è stato superato da quello di Stati Uniti, Italia, Spagna, Francia e Regno Unito.

Wuhan, Cina, 6 aprile 2020 (Roman Pilipey, Epa/Ansa)

Pechino parla senza mezzi termini di un trionfo. Una vasta campagna di propaganda racconta che la Cina ha saputo arginare l’epidemia grazie all’azione decisa del partito unico al governo, e che oggi il paese può mostrare la propria benevolenza donando dispositivi medici in giro per il mondo. Tra il 1marzo e il 4 aprile dalla Cina sono partite quattro milioni di mascherine, e secondo gli organi di partito i sacrifici cinesi hanno dato agli altri paesi il tempo per prepararsi ad affrontare l’emergenza: il fatto che alcuni governi abbiano sprecato quest’opportunità è la prova che il loro sistema politico è inferiore a quello della Cina.

Responsabilità

Molti esperti di politica estera, tra cui alcuni occidentali piuttosto preoccupati, sono convinti che il governo di Pechino sarà il grande vincitore della catastrofe sanitaria. In questo senso la pandemia potrebbe essere ricordata non solo come una tragedia umanitaria, ma anche come una svolta geopolitica che segnerà un allontanamento dagli Stati Uniti. Quest’ipotesi ha preso piede in modo abbastanza naturale. Il presidente statunitense Donald Trump, infatti, non sembra interessato all’idea di gestire la risposta globale al virus. Mentre i suoi predecessori avevano guidato le campagne contro l’hiv e l’ebola, Trump ha annunciato che sospenderà i fondi all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), accusata di favoritismi nei confronti della Cina. Con la Casa Bianca occupata da un uomo che rivendica un “potere assoluto” ma dichiara di non volersi assumere “alcuna responsabilità”, Pechino ha la possibilità di aumentare la sua influenza. Non è detto, però, che ci riesca.

Innanzitutto non possiamo sapere se i risultati sbandierati da Pechino nella lotta al covid-19 siano davvero così impressionanti come sostiene il governo cinese. E comunque non reggono il confronto con quelli di paesi democratici come Corea del Sud e Taiwan. Dall’esterno è impossibile verificare se le autorità cinesi, che di solito tendono alla segretezza, abbiano detto la verità sul numero di contagi e decessi. Un regime autoritario può imporre la riapertura delle fabbriche, ma non può costringere i consumatori a comprarne i prodotti. In ogni caso, finché la pandemia non sarà finita, non potremo sapere se l’opinione pubblica cinese difenderà l’azione del governo che ha sconfitto la malattia o se invece criticherà Pechino per aver messo a tacere i medici di Wuhan che per primi avevano dato l’allarme.

Non ha bisogno di creare da zero un nuovo ordine internazionale

Un altro ostacolo al successo della propaganda cinese sta nel suo essere grottesca e sgradevole. Gli organi del partito non si limitano a elogiare i loro leader, ma si rallegrano delle difficoltà degli Stati Uniti o diffondono teorie complottiste secondo cui il virus sarebbe un’arma biologica statunitense. Per giorni tutti gli abitanti della comunità africana di Guangzhou sono stati sfrattati dalle loro case, respinti dagli alberghi e aggrediti se dormivano in strada, a quanto pare perché i funzionari locali temevano che avessero il covid-19. La vicenda ha provocato la reazione sdegnata dei mezzi d’informazione africani e una serie di incidenti diplomatici.

Inoltre i paesi più ricchi sospettano che il comportamento della Cina nasconda secondi fini. Margrethe Vestager, commissaria europea per la concorrenza, ha invitato i governi ad acquistare le azioni di aziende strategiche nazionali per impedire alla Cina di approfittare del caos sui mercati e accaparrarsele a poco prezzo.

Più in generale la pandemia ha alimentato la convinzione che i paesi non dovrebbero dipendere dalla Cina per beni e servizi essenziali, dai respiratori alla rete 5g. L’Organizzazione mondiale del commercio prevede a breve termine una riduzione del mercato globale delle merci fra il 13 e il 32 per cento. Se questo fenomeno dovesse sfociare in un arretramento prolungato della globalizzazione (una paura concreta già prima dell’epidemia di covid-19) la Cina sarebbe colpita esattamente come gli altri.

Indipendentemente dalla possibilità che i vari paesi accettino un avvicendamento tra gli Stati Uniti e la Cina, è importante capire se Pechino vuole realmente prendere il posto della potenza rivale. Di sicuro la Cina non è interessata a replicare i punti di forza degli Stati Uniti: una vasta rete di alleanze ed eserciti, aziende private, istituzioni e fondazioni con un grande potere di persuasione come Google, Netflix, Harvard o la Fondazione Gates. Al momento Pechino non sembra voler assumere una leadership che potrebbe trascinarla in situazioni di crisi in giro per il pianeta, come invece fecero gli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale.

Diplomazia
Riconquistare la fiducia

La scarsa affidabilità dimostrata dalla Cina nascondendo l’insorgere della pandemia avrà delle implicazioni a lungo termine nelle aspirazioni di Pechino alla leadership globale”, scrive Chi Wang sul South China Morning Post. “Chiudendo le frontiere e richiamando i loro cittadini, come hanno fatto gli Stati Uniti tra le proteste di Pechino, alleati e partner della Cina come Iran, Pakistan, Russia e Corea del Nord hanno dimostrato di non avere fiducia nella sua capacità di gestire il virus. Intanto la ‘diplomazia della mascherina’ di Pechino in Europa si sta rivelando controproducente: diversi paesi hanno restituito dispositivi medici non a norma comprati dalla Cina”. Tutto questo, spiega Wang, mina la fiducia della comunità internazionale che la Cina in quarant’anni si era faticosamente guadagnata. “Xi Jinping può provare con la propaganda e la censura a controllare la risposta dei cinesi alla sua inettitudine, ma il resto del mondo non dimenticherà facilmente. Dovrà cambiare strategia, e consiglieri, per ricostruire la fiducia perduta”.

Pechino ha respinto le critiche e le richieste di trasparenza sull’origine del virus arrivate da Australia, Regno Unito, Francia, Germania e Stati Uniti. Il 22 aprile lo stato americano del Missouri ha fatto causa alla Cina per aver nascosto l’insorgere dell’epidemia. Sull’ipotesi che il virus sia stato creato in laboratorio, avanzata da funzionari del governo statunitense, il Wall Street Journal riporta le voci di alcuni colleghi internazionali di Shi Zhengli, dell’istituto di virologia di Wuhan, che da anni studia i coronavirus portati dai pipistrelli: nessuno crede alla teoria complottista. Intanto il 17 aprile l’ufficio nazionale cinese di statistica ha pubblicato i peggiori dati di sempre sull’economia del paese, scrive SupChina Access. Nel primo trimestre il pil ha registrato una contrazione del 6,8 per cento rispetto al 2019. I dati sono verosimili e questa onestà, non scontata, “suggerisce che la Cina sta ripensando il suo indirizzo economico”, scrive la Reuters.


Per valutare le ambizioni cinesi sarà importante osservare la corsa al vaccino per il covid-19. Se la Cina arriverà prima, il successo potrebbe essere presentato come un trionfo nazionale e usato come piattaforma per la cooperazione mondiale. Un altro test importante sarà la gestione del debito dei paesi in via di sviluppo. Il 15 aprile i paesi del G20, tra cui la Cina, hanno accettato di sospendere per otto mesi il debito di 76 paesi. In passato la Cina ha sfruttato la questione del debito dietro le quinte e bilateralmente, da drago a topo, per estorcere concessioni politiche. Se la decisione del G20 significa che Pechino è disposta a collaborare con gli altri creditori e a essere più generosa, sarà il segnale che la Cina è pronta a spendere pur di conquistare un nuovo ruolo.

Tuttavia è probabile che la Cina, più che a governare il mondo, sia interessata a impedire che le altre potenze osino contrastare le sue ambizioni. Per questo punta a privare il dollaro dello status di valuta di riserva e sta lavorando intensamente per piazzare i suoi diplomatici in posizioni influenti nelle organizzazioni multilaterali, in modo che possano contribuire a fissare le norme internazionali in campi come i diritti umani o la gestione di internet. Uno dei motivi per cui l’attacco di Trump contro l’Oms è particolarmente dannoso per gli Stati Uniti è che fa sembrare la Cina più meritevole di ottenere questi incarichi di rilievo.

Ambiziosa e prudente

Il governo cinese abbina una sconfinata ambizione a una grande prudenza, che deriva dal compito estremamente complesso di gestire un paese con 1,4 miliardi di abitanti. Pechino non ha bisogno di creare da zero un nuovo ordine internazionale, e potrebbe accontentarsi di continuare a colpire i pilastri malfermi di quello costruito dagli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, in modo da cancellare qualsiasi ostacolo alla propria ascesa.

Non è una prospettiva rassicurante. Il modo migliore per affrontare una pandemia e le sue conseguenze economiche è attraverso una collaborazione globale. Lo stesso vale per altri problemi come il crimine organizzato o il cambiamento climatico.

Gli anni venti del secolo scorso ci hanno insegnato cosa succede quando le grandi potenze scelgono la via dell’egoismo e approfittano delle disavventure altrui. L’epidemia di covid-19 ha prodotto diverse manifestazioni generose ma anche, in ugual misura, manovre opportunistiche. Trump è tra i principali responsabili di questo fenomeno. Se la Cina rafforzerà questa interpretazione del ruolo di superpotenza non sarà affatto un trionfo, ma una tragedia. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1355 di Internazionale, a pagina 23. Compra questo numero | Abbonati