“In questo momento in Europa siamo tutti italiani”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen l’11 marzo, esprimendo la piena solidarietà dell’Unione all’Italia colpita dal nuovo coronavirus. Belle parole, ma purtroppo vuote. Perché di fatto l’Europa ha lasciato gli italiani al loro destino. Gli italiani ci hanno chiesto aiuto, confidando nella solidarietà europea. E la Commissione ha inoltrato la richiesta agli altri stati membri, ma si è fermata lì. La linea telefonica con l’Europa è rimasta muta. La Germania era così presa dalle sue necessità che il governo ha perfino proibito l’esportazione di mascherine e altro materiale sanitario.
Certo, tutti i paesi devono essere in grado di badare a se stessi. Ma ora che siamo tutti italiani, come dice Von der Leyen, forse potremmo mettere le cose in prospettiva: in Italia sono stati registrati più di trentamila casi di contagio e il sistema ospedaliero è sull’orlo del collasso. Il 18 marzo il più grande paese dell’Unione, la Germania, che solo il 13 marzo ha ritenuto opportuno chiudere i locali notturni, aveva poco più di ottomila casi registrati. La vicina Austria ne aveva circa mille, la Finlandia intorno ai trecento e così via. No, non siamo tutti italiani. Se pensiamo di esserlo vuol dire che non abbiamo capito veramente cosa sta succedendo nell’epicentro del coronavirus in Europa. Non abbiamo capito che non è solo una questione umanitaria, ma che anche nel nostro interesse avremmo dovuto – e dobbiamo – aiutare l’Italia a frenare la crisi che ora striscia verso di noi. Solo la Cina è stata d’aiuto nel momento del bisogno e ha mandato agli italiani medici e attrezzature. Gli italiani se lo ricorderanno la prossima volta che l’Unione o la Nato gli chiederanno di scegliere tra “noi” e Pechino.
Le dichiarazioni sulla solidarietà hanno un significato solo se alle parole seguono i fatti. Durante la crisi del nuovo coronavirus questo non è ancora successo. Come non è successo nel 2015, quando 1,7 milioni di migranti sono arrivati soprattutto in Italia e in Grecia, e i leader sovranisti europei si sono limitati a chiudere i confini, come fanno oggi nella speranza di tenere fuori il virus. Pensateci, la prossima volta che saremo colpiti da una crisi, magari una peggiore di questa. Perché ora che diciamo di essere tutti italiani, dovremmo chiederci: abbiamo mostrato agli altri la solidarietà che ci aspetteremmo da loro? ◆ pb, fc
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Questo articolo è uscito sul numero 1350 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati