Tre giorni di negoziati a Washington tra i ministri degli esteri e delle risorse idriche di Egitto, Etiopia e Sudan si sono conclusi il 15 gennaio senza un accordo sui tempi di riempimento della diga voluta da Addis Abeba. Un comunicato pubblicato dai tre paesi insieme alla Banca mondiale spiega che si terranno altri colloqui tecnici e legali in vista di una nuova riunione a Washington il 28 e 29 gennaio, dove si cercherà di raggiungere un accordo finale. I tre paesi hanno concordato di cominciare a riempire la diga in più fasi durante la stagione delle piogge tra luglio e agosto, puntando a raggiungere inizialmente un livello di 595 metri sul livello del mare.

Il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry si è detto “cautamente ottimista”. Ma alcuni funzionari egiziani, che hanno chiesto di restare anonimi, sostengono che l’Egitto abbia una posizione debole nei negoziati. Secondo un consulente del ministero delle risorse idriche, Washington starebbe spingendo l’Egitto ad accettare le proposte etiopi in cambio di una compensazione da parte della Banca mondiale in caso di mancanza d’acqua. La fonte sostiene che l’Etiopia non voglia impegnarsi su alcuni punti fondamentali: accettare che la sua quota di acqua annuale sia inferiore a 40 miliardi di metri cubi; comunicare in anticipo al Cairo l’inizio delle operazioni della diga; garantire che il suo funzionamento non comprometterà quello della diga di Assuan. L’Egitto, ha spiegato il consulente, non può andare contro gli Stati Uniti, e non riceve l’appoggio che sperava dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti né da organismi internazionali come il Consiglio di sicurezza dell’Onu o l’Unione africana (Ua).

Un dipendente del ministero degli esteri ha rivelato che i funzionari egiziani terranno delle discussioni interne per decidere quali compromessi accettare in vista delle prossime trattative. Secondo lui il Cairo farà di tutto per arrivare a un accordo, perché sa che altrimenti la diga alla fine verrebbe riempita senza il consenso dell’Egitto. ◆ fdl

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Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati