Ogni tanto la vaga consapevolezza della vulnerabilità della nostra specie si cristallizza intorno a una minaccia specifica. All’inizio notiamo distrattamente i casi di una nuova malattia in qualche angolo remoto del mondo. Poi le vittime aumentano. Cominciamo a chiederci se non siamo stati troppo superficiali: siamo di fronte a una nuova pandemia che ucciderà milioni di persone, come fece l’influenza spagnola? La vicenda del nuovo coronavirus individuato a dicembre in Cina sembra aver raggiunto il punto in cui l’indifferenza si trasforma in paura. Le autorità cinesi riferiscono che 17 persone sono morte e più di cinquecento sono state contagiate. Il 20 gennaio è arrivata la conferma di un contagio da umano a umano e le vendite di mascherine protettive sono schizzate alle stelle.

Due fattori alimentano la preoccupazione. Il primo è che il capodanno lunare è vicino, e centinaia di milioni di cinesi viaggeranno per festeggiarlo con le loro famiglie. Il secondo è il modo in cui la Cina ha gestito l’epidemia di Sars (la sindrome acuta respiratoria grave) nel 2003. Gli esperti ritengono che molte delle 800 vittime si sarebbero potute salvare se le autorità non avessero nascosto il problema per mesi. Il governo cinese continua a esercitare uno stretto controllo delle notizie, sopprimendo le informazioni potenzialmente dannose. Il numero di casi potrebbe essere superiore a quanto riferito. Ma Pechino ha reagito in modo molto più rapido rispetto al 2003. Il virus non deve essere sottovalutato. È pericoloso per i bambini, gli anziani e i malati. Inoltre si teme che possa mutare in qualcosa di peggio. Tuttavia non sembra che sia contagioso quanto la Sars né che il tasso di mortalità sia paragonabile a quello della sindrome respiratoria mediorientale (Mers). Dopo la Sars la Cina e il sudest asiatico si sono dotati di solide contromisure. Nel frattempo l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo è ancora una grave minaccia, ma non attira molta attenzione.

Lanciare un allarme senza che ce ne sia un reale bisogno è rischioso: le persone potrebbero non credere a un’allerta futura o reagire in modo eccessivo. D’altro canto mettere a tacere qualsiasi discussione rischia di avere conseguenze disastrose, soprattutto in un mondo in cui voci infondate possono viaggiare rapidamente. Dunque è fondamentale che le autorità cinesi condividano le informazioni. Tutti gli altri dovranno seguire la situazione da vicino. Le nuove epidemie ci offrono l’opportunità di preparci alla prossima minaccia, aumentando i fondi per la ricerca e capendo che la comunicazione è importante quanto lavarsi le mani e vaccinarsi. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 11. Compra questo numero | Abbonati