Gli attentati di Pasqua sono l’evento più sanguinoso ad aver colpito lo Sri Lanka dalla fine della guerra civile nel 2009. È una tragedia enorme per un paese che sta cercando di superare un conflitto durato più di un quarto di secolo. Gli obiettivi scelti e la tempistica fanno pensare che gli attentatori volevano attirare il più possibile l’attenzione del mondo. Gli effetti immediati degli attentati si faranno sentire sull’economia, che dipende in gran parte dall’industria del turismo. La situazione economica dello Sri Lanka era già difficile: da qualche mese il paese scontava le conseguenze dell’instabilità politica. Inoltre c’è da temere che i rapporti tra comunità diverse possano deteriorarsi. La piccola minoranza musulmana (in passato coinvolta suo malgrado nel conflitto) e quella cristiana, ancora meno numerosa, hanno subìto più volte gli attacchi dei gruppi estremisti buddisti, ma il livello delle ostilità non sembrava poter portare ad attentati brutali come quelli di Pasqua.
Le voci secondo cui le autorità hanno trascurato gli allarmi arrivati dall’estero sono preoccupanti. Si spera che l’inchiesta ordinata dal presidente Maithripala Sirisena possa rispondere alle preoccupazioni sollevate dal primo ministro Ranil Wickremesinghe, secondo cui le agenzie di sicurezza non avevano condiviso con il governo le informazioni su un attentato imminente.
L’amministrazione ha comunque risposto in modo ammirevole, in particolare evitando la diffusione di notizie false e le reazioni violente contro una parte della società. Forse seguendo l’esempio della Nuova Zelanda, il governo e le agenzie di sicurezza hanno evitato di indicare subito dei sospetti, impedendo che guadagnassero visibilità. In seguito la responsabilità è stata attribuita al gruppo srilanchese National thowheed jamath (Ntj), ma vista la portata e la complessità dell’operazione – che ha richiesto la ricognizione degli obiettivi e la preparazione e il trasporto di esplosivi e detonatori – è improbabile che un’organizzazione locale possa aver fatto tutto da sola. Gli stati della regione seguiranno con attenzione l’indagine, che potrebbe rivelare fino a che punto l’ombra del gruppo Stato islamico (che ha rivendicato l’attentato) si stia estendendo in Asia meridionale. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1304 di Internazionale, a pagina 13. Compra questo numero | Abbonati