◆ “Allevare il bestiame al pascolo può essere compatibile con un sistema di produzione agricola sostenibile, ma oggi prevalgono gli aspetti negativi”, scrivono gli esperti del rapporto “Grazed and confused?”, pubblicato dall’università di Oxford e da altri centri di ricerca. Il documento analizza il settore dell’allevamento per cercare di capire se il consumo di carne prodotta in allevamenti estensivi, cioè al pascolo libero, sia neutrale rispetto al cambiamento climatico o abbia invece effetti positivi o negativi.

Secondo lo studio, in alcuni casi il bestiame allo stato brado può aiutare a raggiungere obiettivi di natura ambientale, ma sono limitati a particolari condizioni climatiche e di suolo, assenti in gran parte del mondo.

Nella maggior parte dei casi l’allevamento estensivo produce invece emissioni di gas serra e contribuisce quindi al riscaldamento del pianeta, oltre ad aggravare altri problemi, come la deforestazione e l’inquinamento delle risorse idriche. Molti studi dimostrano che l’impronta ecologica della carne di manzo proveniente da allevamenti estensivi è perfino maggiore di quella da sistemi intensivi. Per questo è preoccupante che la produzione e il consumo di carne, latte e derivati siano in aumento nel mondo. Commentando il rapporto, la rivista online Grist sostiene che per aiutare l’ambiente bisognerebbe evitare di consumare carne, in attesa di nuovi metodi di allevamento più rispettosi dell’ambiente.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1226 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati