Durante la campagna per le presidenziali statunitensi Donald Trump aveva promesso di cancellare le misure con cui l’amministrazione Obama aveva offerto protezione alle persone che vivono irregolarmente negli Stati Uniti fin dall’infanzia (i cosiddetti dreamers). Dopo le elezioni la sua posizione si era ammorbidita, e per qualche mese non è stato chiaro cosa intendesse fare.
Ma il 5 settembre il presidente ha preso la sua tipica decisione: quella sbagliata. Con un breve comunicato ha cancellato il programma Deferred action for childhood arrivals (Daca), un atto di pura crudeltà che minaccia quasi 800mila persone. Trump non ha avuto il coraggio di presentarsi davanti alle telecamere per distruggere i sogni di centinaia di migliaia di persone, così è toccato al ministro della giustizia Jeff Sessions dare l’annuncio.
L’unico aspetto positivo è che chi ha già beneficiato del Daca non sarà immediatamente colpito: il congresso avrà sei mesi di tempo per rinnovare la protezione con una legge. Purtroppo difficilmente succederà, considerando il disaccordo che regna tra i repubblicani su tutte le questioni importanti. Quindi questo “ammorbidimento”, come l’ha definito Sessions, non è una consolazione per migliaia di persone cresciute come se fossero statunitensi. Cosa c’è di consolante nel sapere che arriverà il momento in cui non potranno più vivere e lavorare legalmente nel paese dove sono cresciute e hanno studiato, e dove molte di loro conducono una vita produttiva? Qual è l’utilità pubblica di separare queste persone dalle loro famiglie e dalle loro comunità e mandarle in paesi di cui non parlano neanche la lingua?
C’è ancora un modo per sistemare le cose. Il congresso può e deve approvare il Development, relief and education for alien minors (Dream) act e offrire un percorso verso la legalità a queste persone, che sono state plasmate dalla società e dalle istituzioni statunitensi e non rappresentano in nessun modo una minaccia. Democratici e repubblicani hanno proposto diverse versioni del Dream act. I sondaggi evidenziano che la maggioranza degli elettori repubblicani pensa che i dreamers meritino aiuto e protezione, un concetto condiviso da molti parlamentari repubblicani. Ecco un’idea: i parlamentari potrebbero mettere da parte le loro divergenze tribali e fare finalmente quello che il popolo statunitense chiede. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1221 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati