Il 31 agosto è morto a Parigi, a 69 anni, Jean-François Leroy, fondatore e direttore di Visa pour l’Image, il festival che dal 1989 ha reso Perpignan, in Francia, uno dei luoghi di riferimento del fotogiornalismo internazionale. La 38ª edizione era appena cominciata.

Nel suo ultimo editoriale sul sito del festival, Leroy partiva da una fotografia di Nicolás Maduro generata con l’intelligenza artificiale per interrogarsi sul futuro del giornalismo. Non per criticare l’uso di questa tecnologia, ma per provare ad affrontare questa sfida guardando agli aspetti positivi: visto che oggi è sempre più difficile distinguere un’immagine vera da una falsa, diventano ancora più importanti il lavoro sul campo, le fonti affidabili e la verifica delle informazioni.

Da sempre Visa pour l’Image porta a Perpignan il lavoro di fotoreporter che raccontano guerre, crisi umanitarie e trasformazioni sociali e ambientali in ogni parte del mondo, sottolineando il ruolo fondamentale delle immagini nel documentare la realtà e fare informazione.

Da vedere

Nel programma delle mostre e delle proiezioni di quest’anno c’è, tra gli altri, quella dedicata a Mads Nissen. Sangre blanca è un reportage sul traffico della cocaina che parte dalla Colombia e arriva in Europa. Le sue foto raccontano i territori e le comunità coinvolte nell’economia del narcotraffico, mettendo in evidenza povertà, violenza e disuguaglianze che si nascondono dietro il consumo della droga.

Dopo 35 anni trascorsi a fotografare guerre e crisi in tutto il mondo, il fotoreporter statunitense David Guttenfelder espone delle immagini scattate nella sua città, Minneapolis, dove il 7 gennaio 2026 Renée Nicole Good, una donna di 37 anni, è stata uccisa da un agente dell’Immigration and customs enforcement (Ice), l’agenzia federale rafforzata da Donald Trump, incaricata di far rispettare le leggi sull’immigrazione. L’episodio ha innescato migliaia di proteste contro le operazioni dell’Ice in tutti gli Stati Uniti.

Hashem Shakeri racconta l’Iran, il suo paese d’origine, attraverso le tracce lasciate dai conflitti, quelli passati e quello in corso. Il suo lavoro riflette sul modo in cui la guerra continua a trasformare il paesaggio, la memoria e la vita quotidiana delle persone, concentrandosi più sulle conseguenze a lungo termine che sulla cronaca delle operazioni militari.

Una proiezione è dedicata al lavoro del fotografo palestinese Khames Alrefiai sulle vittime civili del conflitto nella Striscia di Gaza. Marion Péhée e Tyler Hicks hanno documentato la guerra in Ucraina, mentre un’altra mostra presenta le fotografie di Gerd Ludwig su Černobyl, a quarant’anni dal disastro nucleare. Una grande retrospettiva è dedicata al fotografo francese Raymond Depardon.

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