Il 9 aprile un giudice di Washington ha stabilito che il Pentagono sta continuando a ostacolare il lavoro della stampa, in violazione di una precedente ordinanza che gli imponeva di ripristinare l’accesso ai giornalisti accreditati.

Il giudice distrettuale Paul Friedman ha affermato che il dipartimento della difesa deve rispettare la sua precedente ordinanza, che dava ragione al New York Times e ad altre testate che contestavano le restrizioni imposte nel 2025.

“Il dipartimento non può portare avanti le sue politiche illegali fingendo di aver agito per risolvere i problemi, e sperare che il tribunale chiuda un occhio”, ha scritto Friedman nella sua sentenza. Il giudice ha definito le azioni del Pentagono un “chiaro tentativo di aggirare l’ordinanza”.

Durante una recente udienza, il 30 marzo, Friedman aveva espresso forte preoccupazione per il fatto che il Pentagono avesse emanato nuove regole per la stampa ancora più restrittive delle precedenti.

Il Pentagono, guidato dal segretario della difesa Pete Hegseth, aveva affermato a ottobre 2025 che i giornalisti costituivano un pericolo per la sicurezza e avrebbero quindi perso l’accredito se avessero sollecitato personale militare non autorizzato a divulgare informazioni classificate e, in alcuni casi, anche non classificate.

Delle 56 testate della Pentagon press association, solo una aveva accettato le nuove regole, mentre i giornalisti di quelle che non avevano firmato si erano visti ritirare gli accrediti.

Il 20 marzo Friedman aveva stabilito che queste politiche violavano le tutele relative alla raccolta di notizie e al giusto processo previste dalla costituzione statunitense, e aveva emesso un’ordinanza che imponeva al Pentagono di ripristinare l’accesso ai giornalisti.

Il New York Times, il principale ricorrente, aveva però comunicato a Friedman che il Pentagono non aveva rispettato l’ordinanza e aveva emesso nuove regole “temporanee” in palese contrasto con essa.

Le nuove regole, secondo il New York Times, vietano ai giornalisti accreditati di entrare nell’edificio senza scorta e limitano l’anonimato delle fonti, oltre a confermare altre misure che il tribunale aveva appena respinto.

Il Pentagono sostiene invece di non aver violato la precedente ordinanza di Friedman. “Il dipartimento ha risolto tutti i vizi giuridici che il tribunale aveva individuato”, ha affermato.

La Pentagon press association, di cui fa parte anche la Reuters, ha sottolineato che le nuove regole del Pentagono costituiscono “una chiara violazione della lettera e dello spirito” dell’ordinanza di Friedman.