Il 19 marzo l’inviato statunitense John Coale ha annunciato la liberazione di 250 persone detenute in Bielorussia e la revoca parziale delle sanzioni statunitensi in seguito ad alcuni colloqui a Minsk con il presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko.
Coale ha salutato sul social network X “un grande passo avanti umanitario”, senza però chiarire se si tratta di prigionieri politici.
L’ong Viasna, che documenta la repressione in Bielorussia, ha riferito che sono stati scarcerati vari prigionieri politici, tra cui due suoi collaboratori, Valentin Stefanovich e Marfa Rabkova, e un’attivista per i diritti umani, Nasta Loiko.
L’ufficio stampa della presidenza bielorussa ha confermato che 250 persone sono state graziate da Lukašenko.
Coale ha anche annunciato la revoca delle sanzioni statunitensi contro il ministero delle finanze, due banche e due aziende attive nel settore del potassio, e accennato alla possibilità di una visita di Lukašenko negli Stati Uniti.
Tra il 2020 e il 2021 decine di migliaia di bielorussi avevano partecipato a un’ondata di proteste contro la rielezione, considerata fraudolenta, di Lukašenko, al potere da più di trent’anni in questo paese dell’Europa orientale alleato della Russia.
Centinaia di manifestanti erano stati arrestati e condannati a pesanti pene detentive nell’ambito di una brutale repressione, mentre migliaia di persone erano fuggite all’estero.
Negli ultimi mesi il presidente statunitense Donald Trump aveva però esercitato forti pressioni su Lukašenko per ottenere la liberazione dei circa mille prigionieri politici che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, sono ancora dietro le sbarre.