Il 12 gennaio 27 persone sono morte e 73 sono rimaste ferite in un attacco con i droni condotto dai paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) contro una base militare nel sudest del Sudan.
“L’attacco è stato condotto nella città di Singa”, ha affermato Ibrahim al Awad, ministro della salute dello stato sudorientale del Sennar.
“Si è verificato durante una riunione di alto livello a cui partecipavano militari, poliziotti e agenti dei servizi di sicurezza di vari stati sudanesi”, ha precisato una fonte della sicurezza.
Secondo un comunicato ufficiale, il governatore dello stato del Nilo Bianco “è scampato alla morte per un soffio”, mentre la sua guardia del corpo e il responsabile del protocollo sono rimasti uccisi.
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Nel novembre 2024 l’esercito regolare aveva ripreso il controllo di Singa, che si trova a più di 300 chilometri dalla capitale Khartoum.
Le Rsf l’avevano conquistata alcuni mesi prima dopo un assedio che aveva costretto decine di migliaia di persone alla fuga.
Dall’aprile 2023 in Sudan è in corso una guerra civile tra l’esercito, guidato dal capo della giunta militare Abdel Fattah al Burhan, e le Rsf, guidate da Mohamed Hamdan Dagalo.
Il conflitto ha causato decine di migliaia di morti e più di undici milioni di sfollati, mentre la crisi umanitaria in corso è la più grave del mondo, secondo le Nazioni Unite.
Intanto, l’11 gennaio il primo ministro sudanese Kamil Idris ha annunciato il ritorno del governo a Khartoum dopo quasi tre anni.
Nei primi mesi di guerra l’avanzata delle Rsf aveva costretto le autorità a trasferirsi a Port Sudan, nell’est del paese.
La capitale, riconquistata dall’esercito nel marzo 2025, ha registrato da allora il ritorno di più di un milione di persone, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
Le principali infrastrutture della città – ospedali, aeroporti e centrali elettriche – non sono ancora state ricostruite.
Attualmente le forze governative controllano il nord, l’est e il centro del Sudan, mentre le Rsf controllano la regione occidentale del Darfur e, insieme ai loro alleati, alcune aree del sud.