Gli Stati Uniti cercano di rovesciare il regime castrista a Cuba da più di sessant’anni. L’episodio più conosciuto è naturalmente quello dello sbarco nella baia dei Porci del 1961, culminato in un fiasco degli esuli cubani sostenuti da Washington. Da allora l’isola è stata costantemente sottoposta a sanzioni economiche, fatta eccezione per un breve periodo ai tempi del presidente Barack Obama.
Il regime dell’Avana è davvero vicino alla sua fine? Donald Trump riuscirà laddove tutti i suoi predecessori hanno fallito? Dopo la prova di forza degli statunitensi a Caracas, con il sequestro del presidente Nicolás Maduro a inizio gennaio, Cuba è finita nel mirino dell’amministrazione americana e in particolare di Marco Rubio, segretario di stato e figlio di esuli cubani a Miami.
Washington sta cercando di strangolare Cuba con un blocco petrolifero. Il Venezuela, che in precedenza consegnava all’isola buona parte del petrolio di cui aveva bisogno in cambio dell’invio di medici e forze di sicurezza, ha interrotto la fornitura a causa delle pressioni statunitensi. Il Messico, secondo fornitore di Cuba, è stato sottoposto a forti pressioni affinché chiuda i rubinetti. Il risultato è catastrofico.
Il blocco arriva in un momento in cui Cuba è già considerevolmente indebolita. La grave crisi economica che colpisce l’isola da cinque anni ha provocato l’esodo di due-tre milioni di persone. Le interruzioni di corrente elettrica rendono difficile la vita quotidiana, mentre il turismo è bloccato e la popolazione è esasperata da una situazione economica drammatica.
Il regime castrista senza i Castro – Fidel è morto nel 2016, mentre Raul ha ormai 94 anni – si ritrova con le spalle al muro. L’attuale presidente Miguel Díaz-Canel è un pallido funzionario incapace di mantenere in vita una rivoluzione che sembra arrivata al capolinea. Già in passato l’isola ha vissuto periodi di crisi, soprattutto dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Ma la disperazione non era mai stata così palpabile.
Il risultato è che Trump ha la strada spianata, mentre esercita una pressione massima su una popolazione che aspira al cambiamento ed è ormai lontana dal riflesso antimperialista che in passato la portava a disprezzare “l’arroganza Yankee”.
Cosa vuole ottenere Trump? Il presidente statunitense ha presentato la sua versione della dottrina Monroe, una strategia messa a punto nel diciannovesimo secolo per affermare la supremazia degli Stati Uniti in occidente. Il Venezuela è stato il primo banco di prova di questa rinnovata ambizione egemonica, con la decapitazione del governo di Caracas e il mantenimento della struttura del regime, ormai sottomesso a Washington.
A Cuba può ripetersi lo stesso meccanismo? Trump non invierà l’esercito all’Avana, ma il regime è talmente indebolito che potrebbe non essercene bisogno. Davvero gli Stati Uniti possono ottenere la resa o quantomeno l’appoggio di una parte del governo cubano intenzionato a garantirsi la sopravvivenza? A Washington scommettono di sì.
L’amministrazione Trump manifesta l’intenzione di ottenere un cambiamento di regime a Cuba entro la fine dell’anno, senza nemmeno preoccuparsi di mantenere una parvenza di legalità e puntando tutto sul rapporto di forze, che gli è chiaramente favorevole.
Il regime cubano è da tempo un regime fallito dal punto di vista economico, politico e del rispetto dei diritti umani. Tuttavia, la facilità con cui il governo degli Stati Uniti può decidere di abbattere un governo nel proprio “cortile di casa” è sconcertante. Il mondo che si sta delineando suscita una forte inquietudine.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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