Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Elliot, 42 anni.

Il primo giorno

“Sono molto innamorato di mia moglie. Sono sposato, ho due figli di sei e tre anni, e ho un percorso professionale eterogeneo: ho fatto vari lavori, sono stato operaio, ho lavorato nel marketing. Mi piace la scrittura, la musica, il disegno, porto a casa pochi soldi e mia moglie non sembra sostenermi molto nei miei progetti. Con il passare del tempo le cose tra noi cominciano a scricchiolare, così traslochiamo in periferia, ma capiamo presto che una casa più grande non basta, portiamo con noi i nostri problemi. Il numero di metri quadrati non può salvare una coppia.

In agosto devo andare per tre giorni a casa di amici a La Rochelle, nel sudovest della Francia, con i miei figli ma senza mia moglie. Chiamo questa amica al telefono per organizzare il nostro arrivo. Lei ha le mani bagnate, risponde sua sorella, io le ricordo che stiamo arrivando per questo lungo fine settimana. Lei è spiritosa, la conversazione per mettersi d’accordo è piacevole, c’è una certa sintonia. Sento che la vedrò, che devo vederla. Ci scambiamo solo una decina di parole, e non so neanche se ci sarà quando arriveremo.

Di solito sono uno che giudica. Per me il tradimento è per gli stupidi che non sanno quello che vogliono. Le persone infedeli sono deboli e fanno cazzate perché sono confuse. Mia moglie è tutto per me, sono sposato da dieci anni, non penso che mi possa succedere qualcosa. Su queste cose non sono aperto a compromessi.

È quel momento dell’estate in cui fa così caldo che tutto rallenta. Il mio periodo preferito. Eppure non dovrebbe piacermi, sono biondo e normanno, mi muovo a fatica ma questo torpore mi piace. I miei figli dormono a bocca aperta sul sedile posteriore dell’auto color marron glacé quando arriviamo davanti alla casa della mia amica. Lei esce insieme alla sorella, quella della telefonata. Si chiama Apolline, ha i fianchi sottili e un volto da adolescente, i capelli arruffati dal mare e una salopette. Non è il mio tipo, ma la trovo molto bella e abbiamo un sacco di cose da dirci anche se ci siamo parlati solo per trenta secondi al telefono.

Siamo tutti sul terrazzo della casa, aperitivo, birre, sigarette e piscina gonfiabile. È tutto molto gradevole, le due sorelle fanno una sorta di balletto. Apolline si siede accanto a me e mi racconta del suo ex che l’ha mollata sul ciglio della strada, piange un po’ ma non ho voglia di darle dei consigli per riconquistarlo.

Il giorno dopo, sulla strada verso l’oceano, sono nella stessa auto con lei, sua figlia e i miei due figli. Mi appare un’immagine di famiglia allargata in cui lei è la mia nuova compagna e siamo molto felici nella magia di quest’abitacolo. Sulla spiaggia i bambini sono punti dalle meduse, poi mangiamo il gelato. Tutto è molto naturale, come non è mai stato in vita mia. La sera, a casa della sorella, siamo molto vicini, come se stessimo già insieme. Tiro fuori la chitarra, lei canta Amsterdam di Jacques Brel. Ha talento, molto più di me. Ci cerchiamo in continuazione, mi parla sempre da molto vicino guardandomi negli occhi. Rimane a dormire dalla sorella. Ci baciamo. È travolgente. ‘Ci siamo trovati’, mormora.

Sa benissimo che sono sposato. Non mi sento in colpa, non stiamo ingannando nessuno, stiamo solo cercando di evadere. Io e Apolline siamo spinti dall’avidità di scoprirci, è inebriante, è un inizio. Non mi sono fatto domande, ha un modo di guardarmi così valorizzante, mi fa sentire una persona straordinaria. Le conseguenze arriveranno dopo, nella mia testa, quando sarò tornato a casa. La domenica sera lei se ne va e io decido di mettere fine a questa nostra storia. La rottura dura quarantott’ore”.

L’ultimo giorno

“Oggi, per la prima volta, mi sono detto che è finita. Faccio il giardiniere, e sono incapace di prendere decisioni. È autunno e per scegliere se spazzare le foglie a destra o a sinistra mi servono quattro minuti. Sono due mesi che nella mia testa penso a tutti gli scenari possibili: Apolline o mia moglie; mia moglie o Apolline; le foglie a destra o a sinistra. Dov’è il posto per l’amore in tutto questo? Penso che mia moglie stia ancora con me grazie alle mie esitazioni.

Avere una doppia vita è stato difficile, ma la vita con Apolline è stata una rivelazione. È una donna che ti sta sempre vicino, che è convinta che tu abbia un sacco di talento, che s’informa per creare una casa editrice per pubblicare i manoscritti che tieni da anni in un cassetto, che ti trascina in modo incredibile, con lei tutto diventa possibile. È luminosa, quando esce da un bar conosce il nome della metà delle persone presenti, tutti le parlano, mentre io mi sento sempre un po’ escluso, intento a guardare il soffitto o il fondo del mio bicchiere. Con lei non mi sento più perso e solo come mi sono sentito per tutta la vita.

Lei mi dà questa socievolezza, mentre io la aiuto a trovare il suo posto. Quando piange in un ristorante chic, tra il primo e il secondo piatto, per colpa di tutta una serie di codici borghesi che le sfuggono, io l’aiuto e la rassicuro. Ma intanto sprofondo nella menzogna: cerco di lasciare mia moglie che però s’impegna per salvare la nostra relazione, così mi rimetto con lei senza dirlo ad Apolline. Comincio a bere perché la situazione è insopportabile.

Bevo troppo, mia moglie scopre una conversazione con Apolline, lascio Apolline per restare con mia moglie, ma continuo a tenermi in contatto con lei. Cominciamo un rapporto soprattutto epistolare. Un’estate lei mi confessa che soffre per questa situazione. Sono bloccato e molto geloso, le auguro di trovare qualcuno in gamba e allo stesso tempo le dico che tornerò da lei, che ho bisogno di tempo per chiudere la storia con mia moglie. Apolline non è un’amante, ma la persona con cui starò.

Passo sotto casa sua, la vedo per un’ora, mi bacia, mi dice che mi ama, che sono l’amore della sua vita e che lo rimarrò per sempre. Sento come una scossa elettrica, la stessa della prima volta che ci siamo baciati. Non capisco, non mi rendo conto che è perché questa è l’ultima. Con mia moglie torniamo a parlare di separazione, mi sento quasi pronto a fare il grande passo e ad andare da Apolline. Mi manca molto, ho bevuto troppo, le scrivo un messaggio.

‘Come va?’. Da una settimana ha un nuovo ragazzo. ‘E va tutto bene?’. Mi risponde: ‘Sì, ci siamo trovati’. Sono ubriaco, divento volgare, come capita ogni volta che un altro uomo le si avvicina: ‘Sei una debole, una stronza!’. ‘C’era ancora uno spiraglio e tu lo hai appena chiuso’, mi scrive lei. Apolline ha sofferto troppo, ha creduto mille volte che avrei lasciato mia moglie, ha aspettato troppo. Il giorno dopo mi scuso, faccio tutto quello che c’è di più patetico per riconquistarla: ‘Ti amo, sei tutto per me’, ma so bene che più glielo dico, più lei lo racconterà all’altro.

Le chiedo di liberarmi, di dirmi che non mi ama più, visto che risponde a un messaggio su dieci. Alla fine diventa arrogante, troppo accondiscendente, mi scrive che ‘oggi è tutto finito, devi lasciarmi andare’, sembra la frase stereotipata di un film di serie B. Inoltre non capisco come ragiona, un mese prima mi diceva che ero l’uomo della sua vita. Adesso invece posta le sue foto scattate dall’altro tizio, che è un fotografo. In fin dei conti per lei non sono stato così speciale. Se tutti i suoi uomini sono unici, nessuno lo è davvero”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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