Nel 2013 la corte suprema indiana aveva difeso l’articolo 377 del codice penale che criminalizzava l’omosessualità perché, “essendo lesbiche, gay, bisessuali e trans­gender solo una minuscola parte della popolazione del paese”, l’abrogazione della legge era “legalmente insostenibile”.

Il diritto alla sessualità è oggi ampiamente riconosciuto come un diritto universale e all’epoca il fatto che la corte suprema si fosse pronunciata per negarlo solo perché riguardava una minoranza era stato molto criticato. Il 6 settembre, tuttavia, la corte ha fatto ammenda e con una decisione storica ha depenalizzato l’omosessualità.

In molti casi il paese ha permesso alle tendenze dominanti di prendere il sopravvento sullo spirito costituzionale

Con il suo verdetto la corte ha voluto correggere il ragionamento sbagliato che subordinava i diritti ai numeri, definendolo “scorretto” e “lesivo del principio di uguaglianza garantito dall’articolo 14 della costituzione”. I padri fondatori dell’India “non avevano mai avuto intenzione di garantire i diritti fondamentali solo alla maggioranza della popolazione”, ha spiegato la corte suprema. La costituzione “proteggerà i diritti fondamentali di ogni singolo cittadino senza attendere la situazione catastrofica in cui a essere violati saranno i diritti della maggioranza”. Nella motivazione si legge anche che la costituzione indiana s’impegna a “proteggere la diversità in tutte le sue forme: nelle credenze, nelle idee e nei modi di vivere dei suoi cittadini” e “non pretende conformità”.

La decisione sull’articolo 377 ha un enorme significato non solo per la comunità lesbica, gay, bisessuale e transgender. Il sostegno alla diversità che esprime potrebbe rappresentare un segnale di speranza per tutti gli indiani.

Bangalore, 6 settembre 2018 (Manjunath Kiran, Afp/Getty Images)

La differenza tra la sentenza del 2013 e quella del 2018 incarna la tensione, presente in tutte le democrazie costituzionali, tra morale tradizionale e diritti individuali. Le democrazie sono per definizione governate dalla maggioranza. Ci sono però momenti in cui questo può trasformarsi nella legge dei prepotenti che se la prendono ingiustamente con le minoranze, più deboli. È in momenti come questi che una democrazia matura dovrebbe riuscire a tenere sotto controllo gli eccessi maggioritari riconoscendo diritti che proteggano gli individui, anche se questo non riflette la volontà della maggioranza.

Gli errori del passato

L’India è fortunata ad avere una costituzione progressista, che consente di tutelare diverse libertà individuali dagli eccessi della maggioranza. In molti casi, però, il paese non è stato in grado di attivare queste forme di protezione e ha permesso alle tendenze maggioritarie di prendere il sopravvento sullo spirito della costituzione. Durante lo stato d’emergenza proclamato dalla prima ministra Indira Gandhi nel 1975, per esempio, la corte suprema appoggiò la sospensione dei diritti fondamentali. Più recentemente alcune abitudini alimentari sono state criminalizzate perché la religione della maggioranza vieta di mangiare la carne bovina. In India il diritto privato penalizza spesso le donne, e la volontà popolare impedisce ai politici di modificarlo.

Si spera che la decisione presa il 6 settembre dalla corte suprema, che con tanta forza si schiera dalla parte dei diritti più che della morale pubblica, verrà invocata per proteggere i diritti di tutti gli indiani. ◆ _gim _

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Questo articolo è uscito sul numero 1273 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati