I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Salvatore Aloïse collaboratore della tv francotedesca Arte.

Una storia vera, precisa il sottotitolo. Forse si sarebbe dovuto aggiungere lettura sconsigliata a chi pensa di entrare nel mondo della scuola, per evitare che cambi idea. Nato da due mesi di supplenze in un istituto tecnico per grafici della periferia romana, il libro racconta la quotidianità di tre classi che rendono dura la vita all’autore, insegnante alle prime armi. Nulla gli viene risparmiato, compreso un finale amaro. Eppure ce la mette tutta. Va in aula con l’entusiasmo del neofita ma anche con gli strumenti di chi, venendo dal teatro, conosce i tempi della narrazione e i modi per mantenere l’attenzione. Prova con il dialogo, l’ascolto e il public speaking, che sulle prime sembra funzionare. Ma ben presto scopre che l’insegnante è un alieno che deve conquistarsi il diritto di essere ascoltato. Di fronte ha ragazzi immersi in un universo di smartphone e intelligenze artificiali, con linguaggi e codici difficili da penetrare. Senza dividere i “buoni” dai “cattivi”, Palladino racconta anche i suoi errori e le sue ingenuità. Ma c’è una crisi di relazione e autorevolezza, dice. Cosa significa oggi educare? Il libro suggerisce una risposta poco rassicurante: al di là di regole e programmi, se la scuola non riesce più a stabilire un rapporto con i ragazzi, rischia di perdere la sua funzione essenziale. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati