Il caos scatenato nelle ultime settimane dall’amministrazione Trump ha distratto l’opinione pubblica dalla questione che aveva monopolizzato l’attenzione all’inizio dell’anno: gli abusi nei confronti degli immigrati. In questi mesi sono continuati e, cosa peggiore, a pagare il prezzo più alto sono i minorenni. Poiché i funzionari locali partecipano con più frequenza alle operazioni dell’Immigration and customs enforcement (Ice), i giovani mostrano una crescente ostilità nei confronti delle forze dell’ordine oppure imitano con i coetanei emarginati le prepotenze e gli abusi commessi dagli agenti. Altri ancora – non solo quelli che hanno la sfortuna di essere arrestati e rinchiusi nei centri di detenzione – osservano preoccupati ciò che accade e si chiedono cosa ne sarà di loro. Le testimonianze sono tante. A Portland una bambina ha seguito un agente dell’Ice, ha battuto la mano contro l’auto, fino a quando l’agente ha chiamato la polizia locale per chiedere rinforzi: “Mandate qualcuno, altrimenti sparo a questa ragazzina”.
Un immigrato di 13 anni è stato fermato dalla polizia davanti a una fermata dell’autobus a Everett, in Massachusetts, con l’accusa di aver minacciato un coetaneo. Gli agenti hanno contattato la madre, che si è presentata alla stazione di polizia per riportarlo a casa. Mentre la donna aspettava, la polizia locale aveva già predisposto il trasferimento del figlio in un centro di detenzione in Virginia. Dopo aver trascorso tre mesi agli arresti, il ragazzo avrebbe “deciso” di “autoespellersi”.
Da quando una serie di decreti firmati da Trump ha messo fine alla precedente politica che scoraggiava l’intervento dell’Ice in luoghi dove si riuniscono le famiglie, alcuni agenti compiono retate intenzionalmente davanti ai bambini.
A Memphis le autorità statali e municipali hanno chiesto l’intervento delle forze dell’ordine federali, guidate dall’Ice e appoggiate dalle guardia nazionale, per pattugliare la scuole e prendere di mira gli studenti. I ragazzi hanno deciso di reagire e hanno filmato ciò che è avvenuto. Uno di loro, Yasser Lopez, è stato fermato mentre era in auto insieme a tre amici per andare a guardare una partita di calcio. Nella scuola le presenze in classe sono crollate, ma i pochi studenti rimasti hanno organizzato una protesta.
In nessuno di questi casi era stato emesso un mandato d’arresto del giudice. Anche per questo oggi i ragazzi statunitensi hanno la percezione di essere in pericolo, soprattutto quelli non bianchi.
Sceriffi dissidenti
Altre storie sono state riportate dal New Yorker ad aprile. Rivelano episodi di violenza commessi dagli agenti dell’Ice, con il sostegno della polizia locale, su bambini e adolescenti a Boise, Chicago e Portland. Nel caso di Boise, in Idaho, sessanta bambini sono stati fatti scendere dalle auto, tenuti sotto tiro da agenti dell’Ice e poliziotti locali armati con equipaggiamento militare, e colpiti con proiettili di gomma prima di essere immobilizzati con fascette così strette da far sanguinare i polsi.
◆ Secondo un’inchiesta del Guardian, nei primi sette mesi del 2025 l’amministrazione Trump ha arrestato almeno 18.400 genitori immigrati, con conseguenze gravi per almeno 27mila bambini, di cui dodicimila cittadini statunitensi. “Le espulsioni e le detenzioni stanno provocando una nuova crisi di separazione familiare: molti figli restano senza genitori, con conseguenze psicologiche, economiche e legali devastanti. In molti casi le famiglie rischiano di non riunirsi più”. Dopo l’operazione dell’amministrazione Trump a Minneapolis, che ha suscitato l’indignazione dell’opinione pubblica statunitense, gli arresti degli immigrati senza documenti sono diminuiti del 12 per cento, spiega l’Associated Press. Ma gli abusi dell’Ice sono continuati. Secondo il Washington Post, nei centri di detenzione è aumentato del 37 per cento l’uso della forza contro i migranti, con spray urticante e violenze usati anche contro chi chiedeva acqua, cure mediche o cibo.
Intervenendo al parlamento del Massachusetts durante una discussione su un progetto di legge per proteggere gli immigrati, Marcelo Gomes da Silva, un ragazzo di 16 anni di Milford, ha raccontato di essere stato trascinato fuori dall’auto del padre dagli agenti mentre andava all’allenamento di pallavolo insieme agli amici. L’Ice stava cercando il padre, ma ha arrestato Marcelo. “Molti ragazzi della comunità covano una rabbia sempre più forte, non nei confronti dell’Ice ma anche di chiunque percepiscano come un suo collaboratore”, ha spiegato Gomes da Silva.
Oltre agli immigrati, anche i giovani statunitensi non bianchi hanno paura, cosa che rafforza la diffidenza verso le forze dell’ordine. “Quando vedono gli agenti dell’Ice trascinare via i ragazzini fuori dalle auto o scaraventarli per terra, è normale che smettano di fidarsi di chiunque indossi un’uniforme”, mi ha spiegato un capo della polizia della Florida. Tutto questo produce danni a cascata. Diversi studi mostrano che quando i giovani non credono più nel sistema, tendono a non rispettarlo. E quando smettono di affidarsi alle forze dell’ordine per risolvere le dispute, scelgono di farsi giustizia da soli e il rispetto delle garanzie legali si indebolisce ulteriormente.
Secondo le ricerche sul bullismo i giovani che osservano un comportamento aggressivo tra gli adulti o da parte degli adulti sono più propensi a imitarlo. Uno studio condotto nel 2025 dall’università della California che ha coinvolto i presidi di liceo di tutto il paese ha rilevato che gli abusi sui giovani immigrati sono aumentati del 35 per cento. In North Carolina e Texas il suicidio di due bambine di undici e tredici anni è stato attribuito al bullismo legato all’origine delle loro famiglie.
A rendere tutto più grave, nell’ultimo anno è aumentato il numero di dipartimenti di polizia e sceriffi che firmano accordi di cooperazione con l’Ice.
La buona notizia è che alcuni dirigenti delle forze dell’ordine – come la sceriffa di Filadelfia Rochelle Bilal e il capo della polizia di Chicago Larry Snelling – rifiutano pubblicamente di firmare gli accordi o si ritirano dai protocolli che regolano la cooperazione con l’Ice, convinti che l’agenzia stia compromettendo la legittimità della polizia. Ma altri decidono di collaborare per non perdere i finanziamenti del governo federale.◆as
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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati