L’Otay Mesa detention center è centro di detenzione di cittadini irregolari che si trova alla periferia di San Diego, in California. È stato reso celebre dalle scene iniziali del film Una battaglia dopo l’altra, quando Leonardo DiCaprio e Teyana Taylor organizzano un’epica fuga di detenuti. La giornalista Aisha Wallace-Palomares ogni domenica si presenta fuori dal centro e si unisce a circa 150 persone tra familiari, figli e amici dei detenuti, per “fare rumore” e far sentire la loro vicinanza: suonano musica, recitano poesie, lanciano aquiloni e soffiano bolle di sapone. Dall’interno del centro rispondono, comunicando i numeri identificativi. Un giorno un detenuto riesce a lanciare fuori una bottiglietta vuota di shampoo, nella quale ha infilato un foglio che contiene un resoconto delle condizioni del centro: temperature bassissime, mangiare scarso e scadente, assenza di frutta e verdura nei pasti per mesi, stanze senza finestre, impossibilità di contattare gli avvocati e attese di decisioni del tribunale per 15/18 mesi. Una testimonianza che costerà cara a chi l’ha denunciata. Questa denuncia, però, serve a spiegare un dato preoccupante: dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca il numero delle persone morte in custodia dell’Ice è aumentato del 50 per cento, la maggior parte per infezioni, setticemie e scarse condizioni sanitarie.
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Questo articolo è uscito sul numero 1672 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati