Cristina è nata in Sardegna ma non ha mai potuto imparare la “lingua di casa”: per i suoi genitori, che l’hanno cresciuta negli anni dell’inizio del turismo di massa, parlare il sardo era motivo di vergogna. Conosce bene solo l’italiano, l’inglese e il tedesco. Ma del sardo, quello che linguisticamente le è rimasto addosso sono singole parole, esclamazioni, insulti o modi di dire che le impediscono di usare la lingua come strumento culturale. Decide quindi di studiarla, praticarla e parlarla, sapendo di fare molti errori, ma senza per questo provare vergogna. Le cose per cui prova imbarazzo invece le mette in lista: gli aerei da guerra che sorvolano il cielo della Sardegna, i libri di storia risorgimentali e coloniali, i turisti che raccontano l’isola dopo esserci stati una settimana, le fabbriche che hanno distrutto il territorio, l’economia. L’Hearsay international audio festival è tornato dopo sette anni di pausa. È un appuntamento unico che avviene in un piccolo paese nell’ovest dell’Irlanda. Si svolge quasi tutto all’interno dei pub e vengono presentate solo opere sotto i sette minuti di durata dalle quali esce un quadro dello stato dell’arte dell’audio mondiale. Il corto di Cristina Marras, una forte denuncia in un sardo ancora in fase di affinamento, si è aggiudicato uno dei due premi principali; si può ascoltare con i sottotitoli su YouTube.
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati