Tra le cose che ricorderemo di più del 2020 c’è sicuramente il modo in cui sono cambiati i suoni attorno a noi. Spazi e luoghi, prima inquinati da un rumore di fondo che il nostro udito ingoiava malvolentieri senza che ce ne rendessimo conto, sono improvvisamente tornati a vivere dell’acustica originaria che si era nuovamente impossessata di loro, come fa la natura con gli edifici abbandonati. Proprio nei primi giorni del lockdown Eleanor McDowall, probabilmente la più grande audioartista contemporanea, ha lanciato Field recordings, un podcast che raccoglie brevissime registrazioni realizzate in tutto il mondo, in cui l’elemento comune è l’essere semplici frammenti di suoni d’ambiente. In un periodo in cui l’industria dell’audio ha virato tutto sulla parola, inondando gli ascoltatori di chiacchiere e talk show e ripetitivi audiospiegoni, Eleanor ha iniziato a tessere un muro di suoni senza testo che unisce l’intero pianeta. Da una terrazza romana nei primi giorni di lockdown, alle rive deserte del fiume Tago in Portogallo, passando per un cinema appena demolito a Jenin, in Palestina. Uno degli ultimi episodi si chiama The sound of 2020 e raccoglie, in un lisergico episodio di un’ora, tutte le migliori registrazioni arrivate al podcast durante l’anno. Il suono del mondo come non lo avevamo mai sentito e come non lo sentiremo mai più.
Jonathan Zenti
Indipendente Tra le cose che ricorderemo di più del 2020 c’è sicuramente il modo in cui sono cambiati i suoni attorno a noi. Spazi e luoghi, prima inquinati da un rumore di fondo che il nostro udito ingoiava malvolentieri senza che ce ne rendessimo conto, sono improvvisamente tornati a vivere dell’acustica originaria che si era nuovamente impossessata di loro, come fa la natura con gli edifici abbandonati. Proprio nei primi giorni del lockdown Eleanor McDowall, probabilmente la più grande audioartista contemporanea, ha lanciato Field recordings, un podcast che raccoglie brevissime registrazioni realizzate in tutto il mondo, in cui l’elemento comune è l’essere semplici frammenti di suoni d’ambiente. In un periodo in cui l’industria dell’audio ha virato tutto sulla parola, inondando gli ascoltatori di chiacchiere e talk show e ripetitivi audiospiegoni, Eleanor ha iniziato a tessere un muro di suoni senza testo che unisce l’intero pianeta. Da una terrazza romana nei primi giorni di lockdown, alle rive deserte del fiume Tago in Portogallo, passando per un cinema appena demolito a Jenin, in Palestina. Uno degli ultimi episodi si chiama The sound of 2020 e raccoglie, in un lisergico episodio di un’ora, tutte le migliori registrazioni arrivate al podcast durante l’anno. Il suono del mondo come non lo avevamo mai sentito e come non lo sentiremo mai più. Jonathan Zenti
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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati