Glasgow boys _è un young adult sorprendente. Non a caso l’autrice Margaret McDonald, un vero e proprio talento (è stata paragonata a Douglas Stuart), con questo romanzo ha vinto vari premi tra cui il prestigioso Carnegie medal. Quello che colpisce è la tenerezza con cui l’autrice ha avvolto i suoi personaggi, Banjo e Finlay. Una tenerezza che però si scontra con tutto quello che c’è intorno a loro: bullismo, classismo e false speranze. Sappiamo che i ragazzi tre anni prima erano stati amici per la pelle, ma ora non si sentono più. C’è stato qualcosa, un trauma, che ha spezzato e incenerito la loro bella amicizia. Un’amicizia nata tra le macerie, nella più totale mancanza di affetti, casa e genitori. Di fatto non potendo contare su una famiglia vera sono diventati l’uno la famiglia dell’altro. Sono stati felici insieme. Poi qualcosa si è rotto. E tre anni dopo hanno vite molto diverse. Finlay sta studiando per diventare infermiere, ma i soldi sembrano non bastare mai. Banjo sta cercando di fare qualunque cosa per far funzionare il rapporto con una famiglia affidataria che sembra gli voglia bene veramente. Ci sono in mezzo a loro delle amicizie e degli amori, ma nulla sembra andare dritto. Perché il trauma non dà tregua. E tra le righe ci si chiede continuamente se si può riparare un’amicizia rotta.
_Igiaba Scego

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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati