La sera del 6 maggio 1976, un sisma di magnitudo 6,5 sulla scala Richter sconvolse tutto il Friuli e molte zone circostanti. Fu uno dei terremoti più violenti avvenuti nel nostro paese. La notte in cui la terra tremò guarda questo cataclisma attraverso gli occhi di Leo, 12 anni. Tutto è calmo, la gente sta ancora cenando o ha appena finito, si chiacchiera con un bicchiere di vino in mano o con delle crostate tra i denti, i bambini ancora giocano, poi arriva un boato, uno squarcio e la vita viene divisa in due. Prima del terremoto, dopo il terremoto. In quei 59 secondi della scossa non solo tremano i cuori, ma città intere scompaiono nel nulla, inghiottite dalla forza della terra. Leo ci racconta tutto. I tormenti, i lutti, la paura, ma anche la solidarietà. C’è sempre una possibilità anche nell’orrore. E ci sono le lezioni che s’imparano anche dalle tragedie. S’impara a essere con gli altri, per gli altri. Perché l’unico modo di esistere, quando hai subìto un trauma, è fare del bene in fondo. Anni dopo Leo, diventato adulto, collaborerà alla ricostruzione della cittadina di Amatrice, anch’essa devastata da un terremoto. Il suo sarà anche un percorso di rinascita.
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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati