Poliziotti sul tetto di un edificio che sparano proiettili di gomma sulla folla. Manifestanti inferociti con caschi e giubbotti di salvataggio. Incroci stradali cosparsi di candelotti lacrimogeni. Donne di mezza età che si tolgono le mascherine per versarsi del latte sugli occhi irritati dai gas. Vetrine in frantumi. Edifici del centro in fiamme. Un sindaco che chiede l’incriminazione di un agente del suo dipartimento di polizia, salvo poi invocare l’intervento delle squadre antisommossa. Spray urticante e granate stordenti. Centinaia di soldati della guardia nazionale che arrivano su convogli militari per ristabilire l’ordine.

Nei giorni trascorsi dalla morte di George Floyd, Minneapolis si è trasformata fino a essere irriconoscibile. Da metropoli dall’aria serena e progressista – guidata da un sindaco giovane e di sinistra e con un nero a capo della polizia – è diventata simile alle città segnate dalle rivolte negli anni sessanta, come Newark o Detroit. Un posto dove a ogni ora della notte si possono sentire granate stordenti, elicotteri e sirene. Per molti residenti delle twin cities – l’area metropolitana che comprende Minneapolis e Saint Paul – la velocità con cui si sono svolti gli eventi è sembrata quasi incomprensibile.

Tutto è cominciato il 25 maggio nel quartiere operaio di South Minneapolis, dove è morto Floyd. Migliaia di cittadini indignati – persone di età ed estrazione sociale diverse – sono scesi in strada con la mascherina e dei cartelli in mano per partecipare a una marcia pacifica, dall’angolo di strada dove Floyd è stato arrestato e immobilizzato, fino al commissariato di polizia, a quattro chilometri di distanza. Quella sera le proteste si sono concluse con piccoli scontri tra alcuni manifestanti e la polizia, che ha usato i lacrimogeni.

Nelle ventiquattr’ore successive alcuni negozi ed edifici intorno al commissariato sono stati incendiati. Il 28 maggio le rivolte si sono estese a varie aree di Saint Paul, al punto che il servizio postale degli Stati Uniti ha sospeso le consegne in molte zone delle due città; poco dopo le dieci di sera alcuni gruppi di persone hanno dato fuoco al commissariato, costringendo il sindaco a ordinarne l’evacuazione mentre le fiamme divampavano.

Le migliaia di abitanti che hanno partecipato alle proteste sfidando sia la pandemia sia la minaccia di violenze si sono trovati davanti ostacoli inediti. “Cerco di essere preparata, ho i miei occhialini, il mio casco, e una cosa per proteggermi dalle pallottole di gomma, ma là fuori non si scherza”, ha detto il 27 maggio l’attivista per i diritti civili e avvocata Nekima Levy Armstrong. Il giorno dopo, anche prima che una troupe della Cnn fosse arrestata mentre raccontava i disordini, i fotografi dei mezzi d’informazione locali si stavano ritirando dalle zone della città dove la tensione era più alta. Un giornalista ha detto che la quantità di lacrimogeni lanciati rendeva difficile un calcolo dei presenti. Un mio collega che aveva lavorato in Iraq durante la guerra mi ha confessato che gli sembrava di rivivere alcune situazioni in cui si era trovato laggiù.

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Ricchezza per pochi
Reddito mediano delle famiglie in alcune città statunitensi, per comunità, migliaia di dollari (Fonte: Moody’s analytics)

Il peggio deve arrivare

Come hanno fatto notare alcuni attivisti locali, per capire sia la rabbia sia la dura risposta della polizia bisogna fare un passo indietro. Nel 2016 la morte di Philando Castile, ucciso nella sua macchina da un poliziotto alla periferia di Saint Paul, aveva avuto risonanza in tutto il paese. Ma la morte per soffocamento di George Floyd – che prima di morire ha ripetuto per sedici volte “non riesco a respirare” al poliziotto che gli teneva il ginocchio sul collo – è il quinto omicidio in cui è coinvolta la polizia dal 2018, quando si è insediato l’attuale sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. Quasi tutti quegli omicidi riguardavano cittadini neri. Tuttavia, solo in un caso l’agente responsabile è stato incriminato e poi condannato, ed era un poliziotto nero che aveva sparato a una donna bianca australiana. Di fronte all’evidente incapacità di rendere gli agenti responsabili delle loro azioni, in città molti si sono convinti che il razzismo nell’amministrazione e nelle forze dell’ordine abbia radici profonde. Con l’attuale crisi sanitaria, una popolazione irrequieta e la disoccupazione in crescita, l’uccisione di Floyd ha portato la rabbia degli abitanti verso la città e “il sistema” a un punto di rottura.

Quello che non è stato detto è che la grande maggioranza dei manifestanti ha condannato le violenze e ha cercato di unire la comunità. Ogni mattina piccoli gruppi di cittadini aiutano a pulire le strade intorno all’area delle proteste. Perfino il 27 maggio, mentre la stampa nazionale si concentrava su una cinquantina di persone che saccheggiavano Target e altri negozi nel quartiere Midway di Saint Paul, una manifestazione molto più partecipata e totalmente pacifica è stata organizzata davanti agli edifici dell’amministrazione nel centro di Minneapolis.

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Casi di coronavirus a Minneapolis (Fonte: Mother Jones)

Ora molti temono che la richiesta di giustizia per George Floyd sarà delegittimata dal caos e repressa dall’esercito. Paradossalmente, l’indignazione nei confronti del sistema ha reso lo stesso sistema, almeno per ora, più spaventoso di prima. Sui social network alcuni manifestanti hanno espresso il loro disagio realizzando che la polizia non è lì per proteggerli ma è diventata una minaccia. Una sensazione che la comunità nera prova da anni. Da parte loro, le autorità hanno cercato con fatica di mantenere una parvenza d’ordine, senza provocare ulteriori disordini. E questo nonostante il presidente Donald Trump abbia chiesto ai governatori di adottare un atteggiamento più duro.

Rischi sanitari

Ma la tragedia più grande potrebbe non essere ancora arrivata. Minneapolis, che è stata l’epicentro della pandemia in Minnesota, stava già facendo i conti con gravi problemi sanitari ed economici quando sono cominciati i disordini. Il virus ha mostrato l’ingiustizia sotterranea che attraversa tutto lo stato: anche se costituiscono solo il sei per cento della popolazione del Minnesota, i neri sono il trenta per cento dei contagiati ufficiali. È un ulteriore esempio delle disuguaglianze strutturali che affliggono da tempo la città e lo stato: qui il reddito medio di una famiglia nera è meno della metà di quello di una famiglia bianca. Se tra i bianchi delle twin cities la percentuale di chi ha una casa di proprietà è tra le più alte del paese (intorno al 75 per cento), tra i neri scende intorno al 23 per cento. E se lo stato ha nel complesso uno degli indici di scolarizzazione più alti degli Stati Uniti, deve anche fare i conti con uno dei maggiori divari tra bianchi e neri quanto a risultati scolastici.

Gli esperti sanitari avvertono che i casi di covid-19 stanno aumentando, e che le proteste potrebbero farli crescere ancora di più. E poi ci sono gli effetti delle violenze sulle attività economiche, che già faticavano a sopravvivere a causa della pandemia. Una conseguenza particolarmente dolorosa delle proteste è la distruzione di un complesso che, una volta completato, avrebbe dovuto accogliere soprattutto famiglie a basso reddito.

Mentre in tutta la città le persone chiedono giustizia, è chiaro che bisogna fare di tutto per abbassare la tensione. Incriminare gli agenti che hanno ucciso Floyd non basterà. La città dovrà affrontare le ingiustizie razziali che, dopo essere state trascurate per molti anni, sono esplose sotto gli occhi di tutto il mondo. ◆ _ ff_

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Questo articolo è uscito sul numero 1361 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati