Steven Van Garsse entra nella redazione piena di scrivanie. Siamo nella sede di Bruzz, un gruppo editoriale di Bruxelles che fornisce notizie in lingua fiamminga online, alla radio, in televisione e su carta. Van Garsse è a capo della sezione politica. “Non mi dire che devi rilasciare un’intervista?”, gli grida qualcuno. Gli capita spesso, dal momento che è esperto di un tema che pochi capiscono davvero.

Ha fatto il conto: questa è la sesta volta che segue il processo di formazione del governo della regione di Bruxelles-Capitale (una delle tre regioni del Belgio insieme alle Fiandre e alla Vallonia). Dal 1999 era sempre andata così: si tenevano le elezioni, di solito ai primi di giugno, e poi passava qualche settimana. Alla fine delle vacanze estive era tutto deciso e a settembre il nuovo governo della regione poteva mettersi al lavoro. Adesso però la situazione è molto diversa.

Il 31 gennaio si è superata la soglia dei seicento giorni dall’inizio delle consultazioni. E proprio quel giorno i cittadini sono scesi in piazza a manifestare. Il record stabilito nel 2011 dai lunghissimi colloqui per formare il governo federale (541 giorni per il governo Di Rupo) è stato battuto da un pezzo. Nella regione di Bruxelles-Capitale, composta da diciannove comuni, abita più di un milione di persone. Proprio come la regione fiamminga e quella vallone, anche questa ha un parlamento e un governo che sarebbe dovuto cambiare dopo le elezioni del 2024, ma che ora deve restare in carica solo per gestire gli affari correnti. Di conseguenza la regione di Bruxelles non può adottare nuove politiche e lavora usando il bilancio del 2024. Gli effetti cominciano a farsi sentire: in giro si vedono cantieri abbandonati, le cure mediche per le fasce di popolazione più vulnerabili non sono più garantite.

Dopo l’ultimo fallimento di giungere a un accordo e le dimissioni della persona che guidava le trattative, Bruxelles sta considerando la possibilità di restare senza un nuovo governo fino alle prossime elezioni, nel 2029. I motivi per il fallimento sono diversi. Dopo le elezioni Van Garsse aveva capito subito che la strada sarebbe stata in salita e a dire il vero, anche se il giornalista vuole essere ottimista, un accordo non gli è mai sembrato davvero vicino.

A questo punto saranno necessarie delle misure di austerità e questo richiede scelte difficili; ci sono più partiti rispetto a una volta, per cui è più complicato formare maggioranze; inoltre i partiti hanno sollevato parecchi ostacoli. I liberali fiamminghi del partito Anders non vogliono prendere decisioni senza i nazionalisti di Nuova alleanza fiamminga (N-Va), il partito del premier Bart De Wever. I socialisti francofoni, invece, rifiutano di collaborare con N-Va. Per decenni il Partito socialista è stato il più votato della regione, ma alle ultime elezioni è stato battuto dai liberali del Movimento riformatore.

Si vede che i politici si vergognano, dice Van Garsse, ma non abbastanza da “darsi una mossa”.

Avanti come sempre

Strano ma vero, finora a Bruxelles nessuno si è stupito più di tanto. Secondo Van Garsse succede perché la popolazione non se ne rende davvero conto. “Tutto funziona ancora, la metropolitana e i tram passano, la spazzatura viene raccolta”. “Ma è un’illusione”, commenta Van Garsse. “I debiti continuano ad accumularsi e a un certo punto finiremo davvero nei guai”.

Su un bilancio di sette miliardi di euro la regione ha un deficit strutturale di un miliardo e mezzo. Una cifra enorme, dice il giornalista, e per risolvere il problema servono riforme come nuove tasse o tagli. “Tutto questo però può farlo solo un governo con pieni poteri. Per cui finché non ce l’avremo i debiti si accumuleranno”.

Il governo di Bruxelles sarebbe dovuto cambiare dopo le elezioni del 2024, ma ora è in carica solo per gestire gli affari correnti

Alcune voci di bilancio sono rimaste senza fondi. Secondo Bruzz almeno 1.800 famiglie aspettano il rimborso dei soldi che hanno speso nel 2024 per rendere più sostenibili le loro case. I fondi stanziati sono finiti, e in alcuni casi si tratta di riavere decine di migliaia di euro. Non è più possibile presentare nuove domande.

Molte associazioni (come quelle sportive o quelle che lavorano in campo sociale) non sanno per quanto tempo continueranno a ricevere sussidi. Molte di queste organizzazioni, spiega Van Garsse, hanno accordi che vengono rinnovati di volta in volta. E questo sta creando dei problemi.

L’assistente sociale Marta Maes segue le vicissitudini della formazione del governo, conosce le rivalità e sa perché l’ultimo tentativo di formare una coalizione è entrato nel Guinness dei primati. Dice che è orribile vedere le “sciocchezze” su cui si impuntano i politici mentre, nel frattempo, l’assistenza sanitaria sparisce.

Gli operatori sociali di Bruxelles stanno cominciando a capire cosa significhi avere una regione senza governo. In un edificio di Anneessens, un quartiere densamente popolato con vecchie case e redditi bassi, lavorano Marta Maes e Bart Van de Ven. Insieme ad altri tre colleghi gestiscono De Buurtwinkel, un centro di quartiere dove si prendono cura dei poveri. Quattro giorni alla settimana la gente arriva con le richieste più disparate. Gli operatori aiutano a entrare in contatto con le istituzioni, distribuiscono pasti, curano un orto. Nemmeno loro sanno per quanto tempo ancora riceveranno i fondi dalla regione.

Verso la fine del 2025 alcuni dei loro colleghi hanno ricevuto la notizia che i sussidi stavano per terminare. Si trattava principalmente di progetti incentrati sulla coesione sociale, ma anche di assistenza legale o di aiuto ai bambini con difficoltà scolastiche. “Cose su cui le persone fanno davvero affidamento”, afferma Maes.

Sono stati tagliati anche i fondi a tre organizzazioni di infermieri di strada che si prendono cura dei senzatetto e spesso forniscono l’unica assistenza medica a cui possono accedere. “In questo modo si colpiscono le persone più vulnerabili, quelle che non varcherebbero mai la soglia della nostra sede”, afferma Van de Ven.

Al momento Bruxelles sta facendo i conti non solo con un altissimo consumo di crack, ma anche con un’epidemia di tubercolosi tra i senzatetto. Stavano per essere messe in piedi delle misure interessanti, racconta Van de Ven, ma senza un governo regionale non possono essere attuate.

C’era poi il progetto di realizzare la linea 3 della metropolitana, approvato nel 2019: finora sono stati spesi cinque miliardi di euro e sono stati avviati i lavori. Ora però è tutto fermo, come succede per molte altre opere pubbliche. Frederik Lamote, che con il gruppo di attivisti Respect Brussels sta portando la gente in piazza per protestare contro la situazione di stallo, è indignato. In città ci sono cantieri ovunque, racconta al telefono, “ma non si vedono più operai. La gente ci getta i rifiuti, l’illuminazione non funziona, l’asfalto è rotto: è una situazione pericolosa che attira i tossicodipendenti. In diverse zone della città la situazione sta sfuggendo di mano”.

La metropolitana dovrebbe passare, tra l’altro, sotto l’enorme Palais du Midi, il palazzo che ospitava il vecchio mercato che attualmente è vuoto. “Dovranno demolirlo”, spiega Van Garsse. “Ma la regione non può prendere nessuna decisione a proposito. Tutto questo non fa bene alla città”. I residenti e i movimenti per i diritti dei cittadini hanno inviato una lettera aperta ai politici di Bruxelles: lo stato di abbandono dell’edificio è dannoso per la zona, vogliono che il quartiere possa tornare a usare la struttura.

I giornalisti di Bruzz hanno appena intervistato il direttore del nuovo museo Kanal, finanziato dalla regione. “Servono ancora decine di milioni di euro, ma quei soldi non arriveranno”, afferma Van Garsse. “Eppure sono necessari, altrimenti i lavori si fermeranno e il museo rimarrà vuoto. È un esempio lampante di quello che ci aspetta”.

A volte Van Garsse e i suoi colleghi si chiedono se i lettori siano ancora interessati alle notizie sulla formazione del governo, “perché a dire il vero è quasi impossibile seguirle”. E ci sono momenti in cui anche lui pensa di mollare. Ma è una situazione senza precedenti; anche quando si parla con i politici, dice, a volte non è chiaro perché non si riesca a trovare un accordo. E comunque, un uomo che scrive della politica di Bruxelles dal 1999 non smetterà tanto facilmente. ◆ oa

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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati