Negli ultimi anni il diritto internazionale sembra oggetto di attacchi sempre più duri, al punto che molti – da parti diverse – pensano che abbia fallito la sua missione, diventando un’arma tra le tante, tesa a illudere i deboli e talvolta a proteggere i forti. Micaela Frulli, che insegna diritto internazionale a Firenze, ritiene che questa interpretazione sia fuorviante – perché confonde il diritto con la volontà di farlo rispettare – e pericolosa perché delegittima uno strumento senza offrire alternative. Lo mostra in questo libro denso e appassionato che, tracciando la lunga storia dei sistemi giuridici per regolare i conflitti e le guerre, fa capire che il diritto internazionale come lo conosciamo oggi è nato nelle crisi e si è evoluto superandole. Senza nasconderne la genealogia elitaria e coloniale, Frulli ne ricostruisce efficacemente la storia secolare, il problematico allargamento dei soggetti protetti, l’imposizione del divieto dell’uso della forza armata e la serie delle eccezioni a tale divieto. Spiega fondamenti e limiti del diritto umanitario, della giustizia penale internazionale e, allargando il quadro, degli stessi diritti umani. Infine, con esempi utili a leggere l’attualità più bruciante, fa capire la natura profonda delle pressioni a cui è sottoposto questo sistema giuridico giovane, rivelandone il carattere fragile e al tempo stesso prezioso. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1689 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati