Stiamo passando da “cercalo” (su internet o su Google) a “chiedilo” (a ChatGpt o a Claude). Non è solo una questione semantica. Indica un cambiamento importante nel nostro rapporto con la rete e con tutti i contenuti digitali disponibili online. Siamo ancora all’inizio di questa trasformazione: molte cose andranno diversamente dal previsto e tante altre, oggi non immaginabili, succederanno.

Se è presto per dire quali saranno gli effetti negativi e quelli positivi, di sicuro sappiamo che l’intelligenza artificiale sta assorbendo una quantità impressionante di soldi, soprattutto per lo sviluppo informatico e le infrastrutture (data center, reti eccetera).

Il sociologo Marco D’Eramo ha raccolto un po’ di dati e ha calcolato che tra il 2025 e il 2026 sono stati spesi 4.000 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 1.600 miliardi spesi tra il 2013 e il 2024. “A titolo di paragone”, spiega D’Eramo, “in tutta la seconda guerra mondiale gli Stati Uniti spesero 296 miliardi di dollari di allora, equivalenti a 4.100 miliardi di dollari del 2024”.

In quella guerra gli Stati Uniti produssero più di 300mila aerei, 88mila veicoli corazzati, 124mila navi, 2,4 milioni di automezzi militari, 41 miliardi di pallottole e tre bombe atomiche (tra il 1942 e il 1946 il progetto Manhattan costò 30 miliardi di dollari attuali). L’intelligenza artificiale è finora “il più grande investimento di tutta la storia umana. Non è pensabile che governi e capitalisti stiano spendendo più che per tutta la seconda guerra mondiale (una delle più cruente) se non per perseguire un obiettivo (politico, sociale, economico, militare) che giustifichi l’investimento”.

Il problema, nota giustamente D’Eramo, è che su questo “non c’è nessuna discussione seria. Al massimo ci si chiede se l’intelligenza artificiale sarà pericolosa o controllabile, ma sfuggono la sua portata e soprattutto lo scopo finale di tutto ciò”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 3. Compra questo numero | Abbonati