Theodor Trump, il visionario dello stato unico. Non ha la barba di Theodor Herzl, il fondatore del sionismo, e non vive a Basilea, sede del primo congresso sionista, ma Donald Trump potrebbe diventare il fondatore della democrazia in Israele-Palestina. Così come la sua volgarità e il suo sessismo hanno dato slancio al movimento #metoo, la sua faziosità a favore del sionismo e dell’occupazione israeliana in Palestina potrebbe creare un contraccolpo capace di innescare l’unica soluzione possibile. A volte serve un bullo per smuovere le acque. Trump è l’uomo giusto. Dovremmo ringraziarlo, perché ha messo fine alla mascherata.
Il presidente americano ha detto la verità al mondo: gli Stati Uniti non sono un mediatore onesto e non lo saranno mai. Washington è il principale collaboratore dell’occupazione israeliana, la sostiene, l’arma e la finanzia. Vuole che l’occupazione continui, non ne ha mai preso le distanze e naturalmente non ha mai fatto nulla per farla finire. Prima di Trump, gli Stati Uniti si sono presi gioco del mondo con un interminabile “processo di pace” che non ha portato (e non doveva portare) a nient’altro che alla prosecuzione dell’occupazione, con un’infinità di “piani di pace” che in realtà Washington non ha mai cercato di mettere in atto, con presunti mediatori neutrali che quasi sempre erano ebrei sionisti. Solo alla fine c’è stato un mediatore apparentemente imparziale.
Scegliendo di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e solo d’Israele, Trump non ha lasciato spazio ai dubbi: gli Stati Uniti sono dalla parte dell’occupazione
Poi è arrivato Trump e ha messo fine a tutto questo. Scegliendo di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e solo d’Israele, Trump non ha lasciato spazio ai dubbi: gli Stati Uniti sono dalla parte dell’occupazione, al fianco d’Israele e solo d’Israele. Naturalmente comportarsi in questo modo è un diritto degli Stati Uniti e del loro presidente, e sicuramente la maggior parte degli israeliani è entusiasta. Ma così non si arriverà mai alla pace né a una relativa giustizia. Trump ha anche celebrato il funerale della soluzione a due stati, da tempo in agonia. Ora bisogna trovare un erede. Nel suo disgustoso annuncio unilaterale, Trump ha dichiarato che non esistono due nazioni con uguali diritti, in questa terra divisa tra due nazioni. Per il presidente c’è una nazione con una capitale e tutti i diritti, e un’altra nazione inferiore senza alcun diritto. La seconda nazione non merita di avere una capitale a Gerusalemme e non merita di avere uno stato. La seconda nazione deve ammettere la propria condizione e adeguare i suoi obiettivi alla realtà proclamata da Trump.
Il primo a comportarsi in questo modo è stato Saeb Erekat, a lungo negoziatore dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). È stato lui a dire “ok, andiamo con la soluzione dello stato unico”. L’Autorità palestinese dovrà adeguarsi, non potrà parlare della soluzione a due stati e dovrà cominciare a combattere per ottenere pari diritti per tutti. Un voto per ogni persona. Uno stato democratico per due popoli. Questa è l’unica opzione rimasta oltre all’apartheid. Più di 700mila coloni ebrei, inclusi quelli di Gerusalemme Est, erano già di questa opinione. Ora gli Stati Uniti sono ufficialmente dalla loro parte. L’occupante ha ricevuto un altro premio, mentre l’occupato ha subìto un altro colpo. Anche l’Unione europea deve adeguarsi alla realtà e capire che il peggio sta per succedere. Finora l’Europa è rimasta nell’ombra di Washington, servo fedele per tutto quello che riguardava il Medio Oriente. A parte pochi passi insignificanti e simbolici, Bruxelles non ha mai seguito una politica in linea con l’opinione pubblica dell’Europa occidentale, che è contraria all’occupazione.
Forse l’estremismo di Trump darà una scossa agli europei, convincendoli ad adottare posizioni più coraggiose e indipendenti. E magari l’Europa smetterà di ripetere il mantra dei due stati, ora che diversi capi di governo hanno ammesso che non è più una soluzione praticabile. Forse l’Europa potrebbe guidare un nuovo dialogo per ottenere pari diritti per tutti.
E chi dobbiamo ringraziare per tutto questo? Il presidente degli Stati Uniti.
Quando l’unica vera democrazia in Medio Oriente si sarà consolidata, un giorno lontano nel futuro, Trump dovrà essere celebrato. Questo ultranazionalista statunitense, che non voleva saperne niente di moralità, giustizia, diritto internazionale, diritti umani, minoranze o palestinesi, dovrà diventare cittadino onorario del nuovo stato democratico. ◆ as
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1235 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati