È cambiato tutto. La sera del 3 novembre un’ondata democratica di proporzioni epiche ha travolto il Texas, ha ribaltato gli equilibri politici del più grande e influente stato repubblicano del paese e ha messo fine alla più lunga assenza di un partito da tutte le principali istituzioni statali. Sostenuti dalla rabbia nazionale contro Donald Trump, i democratici hanno conquistato seggi a tutti i livelli, anche in elezioni in cui uscivano sconfitti da decenni, e nonostante le somme senza precedenti spese dai loro avversari.

Greg Abbott, il governatore più potente e più finanziato nella storia recente del Texas, è stato sconfitto da Gina Hinojosa, avvocata dei diritti civili e deputata del parlamento nazionale. Nella corsa per il senato degli Stati Uniti, il procuratore generale Ken Paxton, in passato sopravvissuto a un impeachment, a un’incriminazione e a scandali per relazioni extraconiugali, ha perso contro James Talarico, un giovane seminarista presbiteriano. Non sarà più un repubblicano nemmeno il procuratore generale del Texas, il cui ufficio rappresenta lo stato in tribunale e ne difende le leggi. Infine, i democratici hanno preso il controllo della camera statale. Ora dovranno imparare a governare uno stato che, dall’ultima volta in cui avevano avuto tanto potere, negli anni novanta, è diventato l’ottava economia del mondo. I repubblicani del Texas dovranno invece fare i conti con la disfatta e trovare una nuova strada per tornare al potere.

In generale per i repubblicani è stata una notte devastante, considerando la netta bocciatura di Trump e delle sue politiche. In passato il Texas, profondamente repubblicano, si era dimostrato impermeabile alle ondate democratiche, e forse proprio per questo il partito si è concesso qualche rischio in più in questo ciclo elettorale, come candidare al senato un politico detestato come Paxton. Dopo primarie molto combattute, i vincitori non hanno cercato di ricucire i rapporti con l’ala più moderata, si sono arroccati su battaglie ideologiche e non sono mai riusciti a riprendersi dalle accuse di aver spalancato le porte ai data center e alle aziende di intelligenza artificiale.

I democratici, abituati da anni a deludere le speranze di uno spostamento a sinistra dello stato, stavolta erano ottimisti. Ma niente avrebbe potuto preparare i due schieramenti a quello che è successo il 3 novembre: un ribaltamento completo del controllo politico sullo stato con proporzioni che in Texas non si vedevano dai tempi della ricostruzione, il periodo successivo alla guerra civile.

Tutti a destra

La sconfitta di Mayes Middleton sembrava impossibile. Ricco imprenditore del petrolio e del gas e senatore statale di Galveston, Middleton si era candidato a procuratore generale promettendo di proseguire la strategia che negli ultimi anni ha trasformato la procura del Texas in un’arma nella battaglia giudiziaria della destra contro i presidenti e gli stati democratici. Il suo avversario, il senatore statale Nathan Johnson, lo aveva attaccato duramente per la sua fedeltà al presidente: una scelta rischiosa in uno stato che nel 2024 aveva votato Trump con un vantaggio di 14 punti. Ma i texani hanno scelto Johnson, consegnando ai democratici la guida della procura generale del più grande stato repubblicano del paese. “Middleton era solidissimo”, dice Brendan Steinhauser, consulente repubblicano. “E questo mi fa pensare che sia successo qualcosa che va oltre i candidati e le loro campagne elettorali”.

In tutto il paese l’aumento dei prezzi dei generi alimentari e della benzina ha colpito in modo particolare l’immagine del Partito repubblicano. Non hanno aiutato la guerra con l’Iran, la politica sull’immigrazione e la rabbia per i data center. Gli stessi fattori hanno contribuito alle sorprendenti sconfitte repubblicane anche in South Carolina, Kansas e Iowa. “Gli elettori si sono espressi su questo e la gente è frustrata”, ha detto Bryan Hughes, senatore repubblicano del Texas, durante la mesta serata elettorale organizzata da Abbott. Ma si tratta, ha aggiunto, di questioni sulle quali i leader texani “non hanno alcun controllo”.

Però hanno condiviso e sostenuto senza problemi tutte le scelte di Trump, osserva Jason Villalba, ex deputato statale repubblicano e presidente della Texas hispanic policy foundation. Villalba ricorda che nell’ultimo decennio il Partito repubblicano del Texas si è allineato completamente al movimento Make America great again. Come repubblicano moderato che negli ultimi anni si è sentito un estraneo tra i propri simili, Villalba spera che questa bocciatura porti i suoi compagni di partito a mettere in discussione la loro fedeltà a Trump. “Non mi aspetto un ritorno ai tempi del conservatorismo alla George W. Bush, ma spero che potremo almeno concordare sul fatto che il razzismo esplicito e il populismo senza freni non sono un modello vincente”.

Scomode alleanze

L’ultima volta che i democratici avevano controllato la maggior parte di queste cariche statali, Talarico andava all’asilo. Il partito ha trascorso quasi tutti gli ultimi trent’anni sulla difensiva, cercando di limitare i danni delle leggi della destra e mettendo insieme scomode alleanze con i repubblicani più moderati.

Ora cambia tutto. Come governatrice, Hinojosa potrà emanare ordini esecutivi, convocare sessioni legislative straordinarie, nominare componenti di consigli e commissioni e coprire i posti vacanti nella magistratura, oltre a porre il veto alle leggi con cui non è d’accordo. Da procuratore generale, Johnson potrebbe decidere di cambiare la posizione dello stato in alcune delle controverse cause aperte da Paxton, oppure abbandonarle del tutto. Potrebbe anche unirsi ad altri stati democratici – per certi versi è questo che il Texas è diventato – e intentare cause contro l’amministrazione Trump.

Sono vittorie enormi e storiche, che cambieranno da un giorno all’altro il panorama politico dello stato. Ma il Texas resta comunque conservatore, con numerose roccaforti del potere repubblicano talmente radicate che non basterà un’unica elezione a scalzarle. Molti dei candidati si sono mostrati moderati durante la campagna elettorale; ora dovranno decidere se continuare su questa strada o interpretare questi risultati come un’approvazione più generale dei loro elettori. Hinojosa sta facendo capire di voler trovare il modo di collaborare con il partito che ha speso decine di milioni di dollari per impedirle di arrivare al governo.

“Non metteremo fine a un’epoca di governo monopartitico per inaugurarne un’altra”, aveva dichiarato al Texas Tribune a settembre. ◆ fdl

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati