Quando si toglie la mascherina e la fa cadere sul tavolo, Qiao Zijin ha una grossa striscia rossa sul naso. “Tenerla per un’ora è tollerabile, ma quattro sono troppe”. La mascherina lo protegge quando è per strada, ma qui può farne a meno. “Grazie al sistema Jiankangma so di essere al sicuro”. Questo commerciante di caffè di Wenzhou, nella provincia dello Zhejiang, mostra sul telefono il codice verde che ne conferma la buona salute.

Wenzhou è seconda solo a Wuhan per numero di contagi da Covid-19. All’inizio di febbraio le autorità locali ne avevano chiuso ermeticamente i confini per prevenire la diffusione del virus. Nessuno poteva uscire, ogni famiglia doveva indicare un suo componente che ogni cinque giorni aveva il permesso di uscire per fare la spesa. Ora grazie al codice colorato, Qiao può andare a trovare gli amici, proprietari del ristorante Hong Jiu Ba, che è chiuso da settimane. “Il pensiero di non poter uscire di casa mi logorava”, spiega Qiao. “Adesso almeno posso andare a fare la spesa con mia moglie”.

Chiesa di San Barnaba a Roma, 8 marzo 2020

Liberazione

La liberazione è arrivata attraverso il programma Jiankangma (Sei sano?), sviluppato dal gigante tecnologico Alibaba “sotto la supervisione” delle autorità. I residenti di Wenzhou devono riferire se hanno la febbre o sono raffreddati. Ma il programma riceve anche dati da aziende che raccolgono informazioni digitali. Sul verdetto pesano, per esempio, gli spostamenti recenti. Un codice rosso è assegnato a chi proviene dallo Hubei e potrebbe essere infetto. In questo caso si deve rimanere a casa per due settimane e dare un paio di aggiornamenti quotidiani sulle proprie condizioni attraverso DingTalk, un’estensione di Alipay. Chi è entrato in contatto con persone infette si vede attribuire un codice giallo e deve rimanere a casa per sette giorni. DingTalk ha delle antenne invisibili: il telefono di Qiao raccoglie informazioni anche da quelli circostanti. Se a un semaforo Qiao sosta vicino a qualcuno con il codice giallo, il suo codice può cambiare colore. Il funzionamento del programma non è del tutto chiaro. Il codice è aggiornato ogni due ore circa, e non sempre in tempo reale. Anche in un secondo momento, quindi, gli incontri fatti possono rivelarsi pericolosi. “Esco solo per comprare da mangiare”, dice Huang Shuai, l’amico di Qiao.

Eppure, dopo tre settimane d’isolamento, il sollievo a Wenzhou è tangibile. Il cielo è grigio e soffia un vento freddo, ma lungo il viale ci sono coppie che passeggiano. Le macchine attendono in coda ai semafori, e i ristoranti fanno buoni affari. Per strada c’è vita, anche se i centri commerciali restano quasi completamente vuoti. Agli incroci, degli striscioni esortano a non credere alle dicerie e soprattutto a non diffonderle. Da un altoparlante montato sul tettuccio di un’auto si raccomanda di non uscire di casa se non è necessario. Tutti devono indossare una mascherina. Due addetti alla sicurezza di un complesso residenziale controllano i codici di chiunque voglia entrare. Una donna sospira un po’ irritata mentre, con i sacchetti della spesa in una mano, recupera il telefono dalla tasca.

Gli anziani di Wenzhou sono un punto debole nel sistema Jiankangma. Un uomo spiega che il suo telefono è troppo vecchio e non può usare Alipay. Mostra il lasciapassare che deve portare sempre con sé. Sul retro del foglio sono scritti a mano gli orari in cui si è allontanato da casa e quelli in cui è tornato. “Uno smartphone sarebbe molto più comodo”, ammette da dietro la mascherina di cotone nero. Il programma non è infallibile. Per superare i controlli a volte basta mostrare lo screenshot di un codice verde. Le guardie non badano sempre all’ora riportata sullo schermo. Inoltre, in certi casi, chi ha un codice giallo può uscire di casa ma l’ingresso della maggior parte dei negozi è sbarrato: passa solo chi mostra un codice verde. I ristoranti consegnano i pasti alla porta, sedersi all’interno è ancora vietato. Huang è un cuoco ma non lavora dal capodanno cinese, e da allora non riceve uno stipendio. “Non so se il mese prossimo lavorerò”. Alza gli occhi e le mani al cielo: “Ting tian, you ming! Ascolta il cielo, segui il tuo destino”, recita.

Nello Zhejiang più di cinquanta milioni di persone, quasi il 90 per cento della popolazione, ha chiesto un codice. A circa un milione di loro ne è stato assegnato uno giallo o rosso. Jiankangma è uno dei molti programmi oggi usati in più di duecento città cinesi. In alcune, come Wenzhou o Hangzhou, il codice è praticamente obbligatorio, mentre a Pechino e a Shanghai averne uno, per il momento, è solo consigliato. Le autorità si affidano a questi programmi per togliere decine di città dalla quarantena ora che il pericolo di contagio fuori dallo Hubei si è ridotto.

Asia
Il riscatto di Xi Jinping

◆ In Cina il numero dei contagi ha toccato il minimo il 10 marzo, con 19 nuove persone infette, tutte a Wuhan tranne due arrivate dall’estero. Il presidente Xi Jinping ha visitato per la prima volta la città da dove l’epidemia è partita assicurando che la situazione è sotto controllo. Un momento di riscatto per Xi dopo le critiche ricevute per i gravi ritardi con cui Pechino ha dato notizia dell’epidemia. La Cina, che a causa dell’emergenza rischia di registrare una crescita zero o di segno negativo nel primo trimestre, ha fretta di far ripartire l’economia. Il pericolo, avvertono gli esperti, è che con la produzione riparta anche l’epidemia, scrive il Financial Times. Le regioni meno colpite dal virus hanno chiesto alle aziende e alle fabbriche di riprendere le attività, assegnando ai funzionari distrettuali dei target basati sul consumo di elettricità, un indicatore della produttività. Ma, scrive Caixin, molti per raggiungere gli obiettivi truccano i dati lasciando accese luci e condizionatori d’aria in uffici vuoti e azionando macchinari in impianti dove solo pochi operai sono tornati al lavoro. In Corea del Sud, il terzo paese più colpito dopo la Cina e l’Italia, i contagi stavano rallentando ma l’11 marzo, dopo cinque giorni consecutivi di calo dei contagi, c’è stata un’impennata con un nuovo focolaio in un call center di Seoul. In Giappone, dove la situazione è preoccupante,
il 10 marzo il parlamento ha votato una legge che dà
al primo ministro il potere di dichiarare lo stato d’emergenza fino a due anni per contenere l’epidemia, scrive
il Japan Times.


Un altro amico di Qiao, Zhen Yu, è tornato in ufficio da una settimana. Lavora in un’azienda che produce software. “Il codice crea qualche disagio, certo. Ma lo usano tutti, perciò devi usarlo anche tu”.

Dati sensibili

Il sistema solleva alcuni interrogativi. Le sorti di Qiao e Huang, per esempio, sono nelle mani di un potere invisibile. A chi possono rivolgersi gli abitanti di Wenzhou se gli è attribuito ingiustamente un codice giallo? Chi ha accesso a quali informazioni? Circolano molte storie in proposito. Come quella di un conoscente di Qiao che era in macchina da solo quando all’improvviso il suo codice è passato da verde a giallo. Aveva sorpassato un codice giallo? O forse il suo telefono aveva fatto contatto con un’antenna in una zona a rischio?

Sui social network qualcuno si chiede se sia giusto affidare a un’azienda privata una tale responsabilità. Alcuni ritengono che sia il governo, e non un soggetto commerciale, a dover avere il controllo dell’algoritmo. “Ho vissuto in occidente, quindi capisco le vostre preoccupazioni sulla privacy”, dice Zhen, che per un periodo ha studiato in Inghilterra. “È complicato. La Cina è un paese socialista. L’interesse della società viene prima di quello dell’individuo”. In cambio della libertà riconquistata, gli abitanti di Wenzhou rinunciano a un po’ di privacy. La paura per il nuovo coronavirus si è trasformata così in un disagio di altra natura. Huang è nervoso perché non sa con certezza come saranno usati i suoi dati. “E se qualcuno scatta una foto del mio codice e la usa per accedere a un luogo non sicuro? Ho sempre paura che il mio codice cambi colore da un momento all’altro”.

Stasera gli uomini si preparano a una piccola festa privata: un’amica va in pensione. Qiao rimarrà a casa. “Basta che uno dei presenti abbia un codice giallo e finiamo tutti in quarantena”. ◆ sm

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Questo articolo è uscito sul numero 1349 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati