I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana l’australiano
Desmond O’Grady.

Castellucci, sessant’anni, arcivescovo di Modena-Nonantola, distingue vari tipi di povertà. Secondo francescani e benedettini la povertà è uno stile di vita sobrio, frugale e salutare. Per molti altri è la causa di una società iniqua dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. E poi c’è una terza versione che ogni tanto s’intravede e che mostra come la solidarietà, in tempi di crisi economica, sia fondamentale per la sopravvivenza di una comunità (anche se è lecito chiedersi quanto possa funzionare al di là dei rapporti personali diretti). Castellucci è onesto nell’ammettere che ci sono delle spaccature apparentemente inconciliabili all’interno della comunità cattolica (“Finché la Veglia per la pace sarà di sinistra e la Veglia per la vita sarà di destra, la chiesa sarà divisa”) e una chiesa divisa rende complicato capire quale sia la sua reale influenza sul complesso mondo dell’economia e della famiglia. L’autore critica i risultati del capitalismo, in un momento in cui la politica fatica a garantire parità di condizioni e di giustizia e in cui la tecnologia sembra solo uno strumento grazie al quale il capitale aggira le regole. Per tutto questo Castellucci fa suo il messaggio del Vaticano sulla necessità di uno scopo sociale per la proprietà privata, trascurando forse l’invasività del potere statale a cui si è assistito nel novecento.

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Questo articolo è uscito sul numero 1394 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati