Sembra una farsa, ma è il più grande attacco mai sferrato alla Federal reserve (Fed), la banca centrale degli Stati Uniti e la principale istituzione finanziaria mondiale. Donald Trump ha annunciato il licenziamento di Lisa Cook, che fa parte del consiglio dei governatori dell’istituto. Le motivazioni risultano così pretestuose che è difficile non immaginare qualche tipo di macchinazione dietro la decisione. Cook è accusata di aver fornito informazioni false per ottenere un mutuo. Ma a sostenerlo, senza alcuna prova, è un funzionario fedele a Trump che ha già diffamato altri oppositori e che, per far contento il suo padrone, con ogni probabilità sarebbe pronto a fare qualunque cosa.
Da mesi Trump fa pressione sulla banca centrale, che è un’istituzione indipendente, affinché abbassi i tassi di interesse per ovviare ai danni inflitti all’economia statunitense proprio dai suoi dazi. Ma il presidente della Fed, Jerome Powell, e i suoi collaboratori non si sono piegati, e Trump, a quanto pare, ha deciso di cacciare uno dopo l’altro i componenti del consiglio dei governatori.
Se ci riuscisse, la Casa Bianca infliggerebbe un duro colpo al sistema finanziario ed economico globale. La Fed, infatti, non si limita a vigilare sul dollaro, la valuta di riserva mondiale, ma è anche un punto di riferimento per le banche centrali di tutto il mondo. Se l’istituto finisse nelle mani di politici fanatici gli effetti potrebbero essere devastanti, tra inflazione, recessione, disoccupazione di massa e fallimenti di stati e banche. Tra l’altro, l’ordine di Trump e il rifiuto di Cook di accettarlo mettono gli Stati Uniti di fronte a una crisi istituzionale. E se la corte suprema non dovesse trovare il coraggio di mettere un freno al potere del presidente, gli Stati Uniti che abbiamo conosciuto finora resterebbero solo un ricordo. ◆ sk
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati