Cerco di limitare il romanocentrismo in questa rubrica, ma poi a ottobre accadono cose importanti per i teatri della città. Primo, ha riaperto il Piccolo Eliseo dopo sei anni: lo spettacolo inaugurale è affidato a Lucia Calamaro, che si è scelta tre interpreti straordinari come Barbara Chichiarelli, Daniele Parisi e Gioia Salvatori per Turbati come siamo, pallidi di preoccupazioni. Secondo, il 16 ottobre riapre il Teatro Valle, dopo tre anni di un’occupazione radiosa e dodici di nulla. Terzo, il 28 ottobre riapre anche la sala grande dell’Eliseo. Un pezzo sulle riaperture, mi sono detto. Ma nella lista ne manca una, quella che aspettavo di più: l’Angelo Mai, che è sotto sequestro dalla fine di giugno e non riapre. Ventidue anni di attività, tre sgomberi, e ora i sigilli, proprio nel mese in cui in tutti i teatri si dà il la alla stagione. Allora la minima forma di restituzione è ricordare uno spettacolo che viene da lì ed è al teatro Vascello fino a domenica 11 ottobre: Lemnos di Giorgina Pi, con Aurora Peres, Gaia Insenga, Giampiero Judica, Gabriele Portoghese, Alexia Sarantopoulou (tutti bravissimi) e le musiche del collettivo Angelo Mai. L’ho visto all’Angelo nel 2024: bellissimo. Filottete, l’eroe ferito che i greci abbandonano su un’isola, è una donna e dentro il mito entrano le storie degli antifascisti greci confinati sulle isole tra il 1946 e il 1974. Parla di chi viene escluso da una comunità che poi scopre di non poterne fare a meno. Come l’Angelo Mai. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati