Da qualche mese nei teatri pubblici italiani c’è una piccola innovazione: i direttori junior, under 35. Non è ben chiaro quale sia il loro compito, se intercettare un pubblico più giovane, una drammaturgia più giovane, dei temi generazionali. Nel frattempo questa vaghezza può essere anche presa come un mandato di libertà. E Pier Lorenzo Pisano, primo direttore junior del Teatro di Napoli, ha messo su un festival, che si chiama .txt, dal 2 al 5 ottobre tra Mercadante, Ridotto e San Ferdinando. Raduna uno stuolo di drammaturghi intorno a un nume tutelare, Martin Crimp, genio irradiante degli anni novanta, maestro del metateatro, che qui dialoga con tutto e tutti (anche con se stesso in The writer. Crimp legge Crimp) e chiude con il libretto di Written on skin. Il resto del cartellone è un catalogo di modi di trattare il testo. Lingua come resistenza, riscrittura del mito, memoria, registrazione, flusso. Paula Vogel, Federica Amatuccio, Tara Manić, Sophia Antoniou, Thomas Dubot, Andrea Dante Benazzo, Gaia Ginevra Giorgi, Rebecca Righetti, Christopher Brett Bailey: sono nomi forse sconosciuti anche agli addetti ai lavori, e già solo per questo la scommessa di Pisano è vinta. Quella di osare un programma senza facili consensi, pensando che gli spazi per gli storici abbonati possano aprirsi a cose mai viste, o anche a microesperimenti di memetica (a .txt ci sono anche le performance di Giulio Armeni e Daniele Zinni). ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati