Ci risiamo: la tragedia concreta che stimola l’immaginazione, scatena l’emotività ed è molto più tangibile di tutti i pericoli astratti del mondo. Se poi c’è anche una nave che trasporta una variante di virus esotica e spesso letale, quella tragedia non può fare a meno di catturare la nostra attenzione. E così arriviamo all’epidemia di hantavirus sulla nave da crociera Hondius.
È naturale che questa storia ci tenga con il fiato sospeso. Ma l’attenzione rivolta al singolo fatto rischia di oscurare il quadro generale. E questo quadro dà molti più motivi di preoccupazione dei singoli eventi sulla Hondius. Rivela un mondo che è ancora incredibilmente impreparato ad affrontare grandi epidemie o addirittura pandemie.
Pochi giorni prima che l’attenzione del mondo si concentrasse su quello che succedeva sulla nave da crociera, il più grande progetto internazionale per la prevenzione delle pandemie è fallito, per l’ennesima volta. L’accordo sulle pandemie, che doveva essere firmato già due anni fa, non è stato concluso nemmeno nell’ultimo ciclo di negoziati. Per ora esiste solo un’intesa di massima su questo documento, che dovrebbe obbligare i paesi a prevenire le pandemie o a combatterle in modo efficace. Gli stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), però, non hanno ancora chiarito la parte più delicata, cioè come condividere in modo equo tra i vari paesi le informazioni sui nuovi agenti patogeni, economicamente preziose. Quindi il trattato non può entrare in vigore. Ora i colloqui, dopo cinque anni di negoziati, saranno prorogati per la seconda volta. L’esito è incerto.
Questi fatti meritano la stessa attenzione riservata al focolaio virale in mare. Perché per quanto l’accordo sembri astratto e tecnico, i suoi punti – il controllo degli agenti patogeni, lo sviluppo di piani e infrastrutture per le emergenze e la necessaria solidarietà tra gli stati – sono determinanti per decidere se un singolo agente patogeno in un singolo luogo si trasformerà in una catastrofe mondiale. ◆ nv
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati