La mafia olandese della droga preferisce lavorare in posti calmi e isolati come questo: Herwijnen, 2.500 abitanti, un villaggio della provincia della Gheldria, nella parte centrorientale dei Paesi Bassi. Ora è tutto tranquillo, e la gente del posto non ne vuole parlare. “Non abbiamo visto né sentito niente, abbiamo parlato abbastanza con i giornalisti”, dice Geert, che passa da queste parti al volante della sua vecchia Citroën. Tuttavia la giornata del 6 giugno 2020 è stata molto agitata in questo piccolo villaggio rurale. Quel giorno i poliziotti pesantemente armati del servizio di intervento speciale hanno fatto saltare il cancello di una fattoria per fare irruzione in un grande capannone. Alcuni messaggi intercettati su EncroChat, una piattaforma di comunicazione creata da organizzazioni criminali e piratata dalle forze dell’ordine francesi e olandesi, avevano rivelato la presenza di un laboratorio clandestino. Qui da febbraio si produceva su grande scala la crystal meth, la metanfetamina in cristalli, la più pura, la più pericolosa e quella che crea più dipendenza.
Gli investigatori hanno scoperto una gigantesca quantità di droga sintetica in fasi diverse di preparazione: 75 chili di cristalli, 1.200 chili di polvere di metanfetamina e 775 litri di olio pronto per essere trasformato. Poi un’ulteriore sorpresa: due messicani, chiamati “polli” o “mexes” negli scambi sulla piattaforma criptata. Vivevano in una roulotte e hanno detto ai poliziotti di essersi messi là per non contravvenire agli ordini. Il proprietario del capannone ha dichiarato di non sapere cosa succedeva all’interno. I vicini hanno ammesso che il grande viavai di macchine la notte li aveva un po’ insospettiti. Geert ci ha confessato che pensava di aver scoperto dei coltivatori di marijuana. “Abbiamo paura non solo della diffusione della crystal meth, che si aggiungerebbe all’ecstasy e alle anfetamine, ma anche della guerra tra bande che questo traffico può generare”, confida un magistrato che preferisce mantenere l’anonimato. All’inizio del 2018 un rapporto della polizia olandese ha usato per la prima volta il termine “narcostato” per indicare l’infiltrazione di gruppi criminali nell’economia legale. La questione preoccupa anche l’agenzia di polizia europea Europol.
Formato ridotto
Il problema è che il piccolo laboratorio di Herwijnen non è un caso isolato. Da due anni questi laboratori in formato ridotto destinati alla produzione di metanfetamina si moltiplicano: nel 2020 ne sono stati smantellati 32 nei Paesi Bassi e quattro in Belgio. Tutti in posti improbabili: in una sala ricevimenti abbandonata, su una chiatta molto bene equipaggiata o in un mercantile ormeggiato in un piccolo porto a sudest di Rotterdam.
E in questi laboratori l’elemento comune è la presenza di messicani. Ne sono stati arrestati 19, alcuni mentre stavano “cucinando” la meth con maschere e guanti protettivi, ha rivelato l’inchiesta del Cartel project, guidata dal gruppo di giornalisti investigativi Forbidden stories, a cui ha partecipato Le Monde. Queste scoperte pongono il problema di un possibile coinvolgimento dei temibili cartelli messicani nella produzione di cristalli di metanfetamina in Europa. Una fonte del governo messicano ha confermato a Forbidden stories che alcune organizzazioni hanno effettivamente inviato dei chimici da questa parte dell’oceano per produrre metanfetamina. “È uno dei rari casi in cui si vedono dei messicani in un traffico di droga molto redditizio nell’Unione europea”, dice Laurent Laniel, analista scientifico dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Emcdda, un’agenzia dell’Unione con sede a Lisbona). Finora i cartelli messicani erano “praticamente invisibili” nel vecchio continente. Difficile dire se erano presenti, in quali fasi della produzione e con quali interessi finanziari. “Ma oggi”, osserva Laniel, “questi laboratori ci forniscono un indizio evidente che criminali messicani di alto livello sono coinvolti nella produzione di metanfetamina in Europa”.
Di fronte a un mercato statunitense ormai saturo, l’Europa è diventata il nuovo eldorado dei cartelli messicani? Finora la metanfetamina in cristalli sequestrata nel continente proveniva per lo più dalla Repubblica Ceca. Ma dopo l’arrivo dei primi messicani, intorno al 2018, “i Paesi Bassi sono diventati sempre più importanti”, constata Laniel. “Di fatto la quantità di meth sequestrate nel paese in tre grandi operazioni tra il 2018 e il 2019 è maggiore di tutta quella sequestrata nei 28 paesi dell’Unione europea nello stesso periodo”. I Paesi Bassi hanno il potenziale per diventare uno dei primi produttori mondiali di questa sostanza.
La polizia olandese non ha ancora le prove che questi messicani siano collegati ai cartelli. Si pensa che per ora forniscano solo le loro conoscenze nel campo della chimica. “Sono molto bravi, sanno fabbricare della metanfetamina molto pura con cristalli grandi”, racconta l’esperto dell’Emcdda. “Si vende a un prezzo più alto dei piccoli cristalli o della polvere. Hanno trovato la formula più redditizia: produrre grandi quantità di meth molto forte, partendo dalla stessa quantità di benzilmetilchetone”.
Le organizzazioni criminali olandesi forniscono le materie prime, la manodopera, i laboratori, i camion per sbarazzarsi delle montagne di rifiuti che produce la meth fino alle navi per trasportare la droga. “Parliamo di strutture criminali molto organizzate e potenti, guidate da trafficanti milionari che hanno fatto fortuna con l’ecstasy”, dice Laniel. “Hanno costruito un’industria milionaria. Organizzano il traffico dall’inizio alla fine”. Per far sparire le tonnellate di rifiuti della meth, li caricano su camion a cui danno fuoco nei parcheggi dell’autostrada.
Secondo Laniel, “l’esistenza di una collaborazione tra queste organizzazioni criminali olandesi e i cartelli messicani è un’ipotesi credibile”. Prima di tutto perché una parte di questi messicani viene da Sinaloa e sembra strano che possano andare all’estero e legarsi ad altri criminali senza l’accordo dei cartelli. “In Messico molte gang lavorano al servizio di alcuni cartelli e si dividono il territorio. Per attraversare la frontiera fanno un accordo con un cartello e gli versano una tangente”. Inoltre, continua l’esperto, in Europa ci sono stati grossi sequestri di metanfetamina in cristalli fabbricata in Messico e destinata all’esportazione in Asia o in Oceania. “L’ipotesi”, dice Laniel, “è quella di un’alleanza in cui i messicani sfruttano la piattaforma logistica di esportazione degli olandesi. Finora i cartelli esportavano per lo più verso gli Stati Uniti, ora quest’alleanza offre nuove prospettive”.
In un container è stata scoperta una camera delle torture per rivali e traditori
Il reclutamento di chimici messicani è una tappa importante del traffico, che l’analisi dei messaggi su EncroChat ha permesso di capire meglio. “All’inizio per noi era un enigma. All’improvviso ci siamo ritrovati con tre messicani sospetti. Come sono arrivati qui?”, racconta Andy Kraag, della polizia olandese. La risposta si trova nei messaggi criptati. “Cerco un cuoco, ne conosci qualcuno?”, chiede un narcotrafficante olandese a un intermediario. In Messico i cartelli sono molto bravi nel reclutamento: “Individuano i candidati passando al setaccio le facoltà di chimica delle università”, spiega Falko Ernst, ricercatore dell’ong International crisis group. Per l’Europa alcuni intermediari indipendenti, ma in rapporti con i cartelli messicani, usano lo stesso sistema. Una volta individuata la persona in Messico, l’intermediario gli fa un’offerta che comprende lo stipendio e il biglietto aereo. L’ingresso nel paese si fa spesso attraverso la Spagna con un visto turistico.
Per ridurre i rischi, i laboratori sono installati in tempi rapidissimi e la produzione dura al massimo tre o quattro settimane. I primi laboratori sono stati smantellati nel sud dei Paesi Bassi e in Belgio. Ma dopo che la polizia si è lanciata sulle loro tracce, i trafficanti sono risaliti verso il nord del paese alla ricerca di centri ancora più isolati. A ottobre è stato scoperto il primo laboratorio di cristalli di metanfetamina nella zona di Groninga, a Lucaswolde, un villaggio di duecento abitanti. Ad Achter-Drempt, altro paesino della provincia, le forze speciali della polizia hanno fatto irruzione in una fattoria con cani, droni e granate stordenti. È stato arrestato un messicano di 29 anni, che come gli altri ha affermato di non aver capito in cosa si era imbarcato, convinto di venire in Europa per la raccolta della frutta. Altri prima di lui avevano parlato di promesse di un lavoro legale ben retribuito, intorno ai duemila dollari al mese rispetto ai 700-800 dollari guadagnati in Messico. La polizia olandese non gli ha creduto, anche se potrebbero aver subìto minacce. Del resto uno degli arrestati ha ammesso che riceveva istruzioni su WhatsApp da messicani che si facevano chiamare Chalio, Angel o Patrona (santo patrono), ma non ha rivelato niente che permettesse di risalire ai mandanti.
Ad Achter-Drempt il clima è rimasto piuttosto teso: mentre faceva il suo lavoro sui luoghi del sequestro, la fotografa di Le Monde, Virginie Nguyen, è stata aggredita da un individuo del posto e morsa da uno dei suoi cani. In attesa dell’arrivo della polizia, la fotografa è stata rinchiusa in un’abitazione dotata di numerosi monitor di sorveglianza. Due giorni dopo non c’era più nessuno in giro e ovviamente nessun testimone dell’incidente. Un ciclista ci ha fatto segno con la mano dicendoci: “È meglio non restare qui. Dopo quello che è successo non abbiamo più fiducia negli sconosciuti, arrivederci”.
Una lastra di cemento
Silenzio e paura sono le conseguenze dei laboratori smantellati. In un villaggio del Brabante una lastra di cemento ricopre il posto dove un grande laboratorio clandestino è stato distrutto dalle fiamme. Di fronte il proprietario di una villa lussuosa non ricorda niente: “Da queste parti la polizia e il comune non fanno molto”, dice. È vero che alcune storie fanno rabbrividire, come i container trovati a Wouwse Plantage, vicino alla frontiera belga, in cui i poliziotti hanno scoperto una camera delle torture preparata dai narcotrafficanti per i loro rivali e “traditori”.
Una magistrata di Breda è stata obbligata a nascondersi dopo essere stata minacciata da uomini probabilmente legati a questo traffico. Di fatto da qualche anno i Paesi Bassi sono al centro di numerosi crimini che, anche se non possono essere paragonati a quello che succede in Messico, cominciano a preoccupare seriamente le autorità. “Nel mondo criminale concorrenza e violenza vanno sempre di pari passo”, ricorda Kraag. Nel 2016 un ragazzo di 23 anni è stato torturato e decapitato e nel 2019 un blogger e un avvocato sono stati uccisi nel quadro di un tentacolare affare di cocaina.
Negli anni ottanta e novanta, ricorda il giornalista e antropologo Teun Voeten, i Paesi Bassi hanno autorizzato il consumo di marijuana, ma non la produzione, chiudendo gli occhi di fronte allo sviluppo di un’industria della droga nelle mani della mafia. Oggi, conclude Voeten, “il Messico offre uno scenario terribile, e l’ultima cosa che dovremmo fare in Europa è accettare passivamente questi traffici”. ◆ adr
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Questo articolo è uscito sul numero 1391 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati