Quando i bambini italiani torneranno a scuola dovranno presentare un certificato di vaccinazione. Da fine luglio infatti in Italia è stato introdotto l’obbligo di vaccinazione contro dieci tipi di malattie. Tra cui morbillo, parotite, rosolia, varicella, difterite, tetano e poliomielite. I vaccini sono offerti gratuitamente dal sistema sanitario nazionale. I genitori degli alunni della scuola dell’obbligo non immunizzati rischiano sanzioni fino a 500 euro, mentre i bambini iscritti negli asili nido e nelle scuole materne pubbliche e private non saranno ammessi.
Alcune malattie quasi scomparse hanno cominciato a diffondersi di nuovo. Tra queste, il morbillo rischia di trasformarsi in un problema serio. Secondo i dati diffusi dal ministero della salute, tra gennaio e agosto sono stati registrati 4.328 casi (in tutto il 2016 erano stati 826) e tre persone sono morte per la malattia. Il primo decesso si è verificato a Monza, dove un bambino di sei anni malato di leucemia ha contratto il morbillo in ospedale. L’88 per cento delle persone contagiate dal morbillo non era vaccinato.
A fine agosto ha destato scalpore la notizia di un’ostetrica dell’ospedale di Senigallia, nelle Marche, infettata dal morbillo. La donna non è un’eccezione. In Italia anche il personale sanitario spesso non è vaccinato contro le malattie comuni.
I casi di morbillo
Il virus del morbillo, una malattia altamente contagiosa, in alcuni casi può avere complicazioni che rischiano di essere letali, come polmoniti o encefaliti. Il virus è pericoloso soprattutto per i bambini e per chi ha problemi di salute.
Nei paesi industrializzati il problema era considerato superato già da tempo. Ma secondo un rapporto dello European center for disease prevention and control, in molti paesi europei si è registrato un aumento delle infezioni. Nell’Unione europea, tra gennaio del 2016 e giugno del 2017, 14mila persone hanno contratto il morbillo e 35 sono morte. In testa c’è la Romania con 7.491 casi, di cui 31 mortali. Al secondo posto c’è l’Italia, dove la vaccinazione antimorbillo è disponibile dal 1976.
Tuttavia, la dura opposizione di parte della popolazione non ha mai permesso di ottenere una copertura vaccinale estesa in modo da ottenere una “immunità di gregge”, una forma di protezione indiretta che si verifica quando la vaccinazione di una parte significativa di una popolazione tutela anche gli individui non immuni.
Secondo gli esperti è necessaria una copertura del 95 per cento per evitare l’esplosione di grandi epidemie. In Italia il livello di copertura per morbillo, orecchioni e rosolia è attualmente dell’85 per cento. L’aumento dei casi è dovuto al fatto che sempre meno genitori vaccinano i figli.
Con l’obbligo di vaccinazione il governo italiano spera di poter risolvere il problema. La legge sui vaccini è stata approvata dal parlamento a larga maggioranza, ma il Movimento 5 stelle e la Lega nord sospettano che si tratti di un “regalo all’industria farmaceutica”. In Italia ci sono state proteste e accesi dibattiti sui social network contro l’obbligo di vaccinazione. La regione Veneto, guidata della Lega nord, ha fatto ricorso alla corte costituzionale contro la legge.
Campagne d’informazione
Molti oppositori ai vaccini si richiamano allo studio del 1998 del medico britannico Andrew Wakefield, secondo cui la vaccinazione trivalente contro morbillo, orecchioni e rosolia potrebbe portare all’autismo. Questa affermazione è stata tuttavia confutata dagli studi scientifici e Wakefield è stato interdetto dall’esercizio della professione. Alcuni genitori continueranno a opporsi, ma non è chiaro in che modo lo stato intenda procedere. La ministra dell’istruzione insiste per l’applicazione della legge, ma escludere i bambini dalle lezioni per un lungo periodo non sembra essere un’opzione praticabile.
Anche in Svizzera e in Germania si discute dell’obbligo di vaccinazione. Finora però rimane valido il principio della volontarietà. Andrea Grignolio, che insegna storia della medicina alla Sapienza di Roma, sottolinea che in molti paesi europei le campagne d’informazione sono riuscite a produrre un livello di protezione relativamente alto. In Italia però la situazione è così allarmante che l’introduzione dell’obbligo appare ragionevole. ◆ct
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Questo articolo è uscito sul numero 1221 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati